Troppi sospetti su quelle elezioni

Sono stati acclarati errori grossolani in 143 sezioni su 653. Si tratta di una percentuale troppo alta (quasi il 22 per cento) per non destare sospetti sull'andamento delle ultime elezioni comunali a Genova. Va notato che le procedure (burocratiche) attinenti lo svolgimento elettorale e gli scrutini non erano state cambiate. Se così fosse stato coloro che avevano avuto già esperienza ai seggi (in qualità di scrutatori e di presidenti) avrebbero potuto essere «spiazzati» come qualsiasi neofita. A livello di buon senso è difficile pensare che sia stato dato l'accesso ai seggi, per garantirne il funzionamento, ad una folla di sprovveduti di tale inettitudine da rasentare il livello del semianalfabetismo. Non dimentichiamo che le modalità di accertamento della volontà dell'elettore (e le fasi stesse dello scrutinio) sono piuttosto semplici. Non si richiedono né allo scrutatore né al presidente particolari competenze o specifici livelli di studio (bastano quelli più o meno regolarmente conseguiti nelle scuole dell'obbligo o un diploma, anche tortuosamente raggiunto, nella scuola media secondaria). E tuttavia «il pasticciaccio brutto» di Genova (lasciamo perdere gli altri sul territorio nazionale e nei seggi all'estero) si è compiuto con un'imponenza che non si può scusare nemmeno con l'esistenza di schede «lenzuolo» (per la presenza di miriadi di partitini o speranzosi di sé o semplicemente fiancheggiatori).
E' evidente che il «fattaccio» apre scenari di grande interesse in merito al processo di sfacelo di ampi settori della politica che vedono le proprie idee al tramonto e cercano disperatamente di salvarsi, con ogni mezzo (compresa l'arte del tarocco elettorale). Certo occorre provare tutto ciò. E qui deve muoversi la magistratura e andare fino in fondo. L'attività del sostituto procuratore Francesco Pinto che in altre circostanze ha portato alla luce forme di irregolarità (ricordiamoci le elezioni che videro per la prima volta l'affermazione di Pericu contro Castellaneta), costituisce sicuramente una garanzia per l'accertamento nudo e crudo dei fatti (che probabilmente parleranno da soli una volta che sia stata - davvero e fino in fondo - scoperchiata la pentola). A questo punto, tolta correttamente la percentuale matematica attribuibile all'errore, si potrà valutare completamente il peso del falso (che se non scoperto) ha, regolarmente, ben più incidenza del peso del vero.
Il giudizio politico però non deve né può aspettare, ricordando che è sempre stato il «pensiero» (si fa per dire!) di «nobili» cantautori ed esponenti di Sinistra a parlare di «Repubblica delle banane» (istituzione che evidentemente è assai bene incarnata dalla Sinistra stessa, se non soprattutto da questa). Non dimentichiamoci che proprio tale parte politica ha realizzato nel corso dei decenni «ruggenti» un controllo del territorio (e non solo di questo!) di tipo capillare (ad imitazione della rete parrocchiale italiana) e che da trent'anni governa questa città (salvo un brevissimo intermezzo all'inizio degli anni ottanta di circa sei mesi).