Troppi voli notturni, residenti in rivolta: «Blocchiamo lo scalo»

Cinture allacciate, il rullo dei motori, la corsa lungo la pista, quel brivido allo staccarsi da terra dell’aereo nella fase del decollo preceduto da un gesto scaramantico. Ma mentre col naso premuto sul finestrino si ammira il paesaggio sottostante e la mente è rivolta alla meta vacanziera, ecco proprio in quell’istante di ilarità, sotto c’è qualcuno che nella migliore delle ipotesi sta maledicendo il volo. Nulla di personale si intende, ma il passaggio dell’aeromobile sulle teste dei residenti di alcune zone di Bergamo e dei paesi limitrofi produce da anni uno stress cronico, soprattutto se la snervante colonna sonora continua fino a notte fonda. L’aereo è diventato un autobus con le ali, ne passa uno ogni cinque minuti. Lo sanno bene i cittadini del comitato aeroporto di Bergamo che si fanno virtualmente una settantina di decolli al giorno, stando ancorati a terra nelle proprie abitazioni.
Non ci stanno a definire «disagio» la difficile convivenza con un traffico a loro dire fuori misura e fuori regola. Lamentano un’espansione incontrollata dello scalo di Orio al Serio con conseguente riflesso sulla salute e sulla vivibilità del territorio. «Non si rispetta lo stop dei voli nella fascia notturna (dalle 23 alle 6 del mattino) – sostengono in un comunicato stampa - e quelli diurni sono passati dai 45.548 nel 2003 ai 64.390 del 2008, ignorando le condizioni previste dal decreto ministeriale il quale subordina lo sviluppo dell’aeroporto alla individuazione di zone di rispetto, divise in tre fasce. In quella C scatterebbe l’obbligo di fornire gratuitamente ai residenti un’altra abitazione di pari o superiore valore, naturalmente in un altro quartire». L’agitazione è dunque comprensibile. La questione è però controversa. Nel complesso residenziale Zanella, nel quartire di Colognola, fa bella mostra uno striscione di protesta nei confronti dello scalo Orobico, ma a pochi metri più in la è stato aperto un cantiere per la realizzazione di nuove palazzine. Ci auguriamo che i futuri inquilini siano consapevoli di acquistare casa con movimento aereo compreso. Lamentarsi dopo sarebbe alquanto scorretto. Ora, se c’è qualcosa che funziona bene nonostante la crisi è il mercato dei viaggi. I bergamaschi tanto hanno fatto per far crescere l’aeroporto sotto casa vincendo la battaglia non facile con gli altri scali, come Montichiari, e ora ci si è accorti del sacrificio. La Sacbo, società di gestione di Orio si difende in poche righe. «Siamo un esempio di buone pratiche per l’attenzione rivolta al territorio. Unico scalo italiano ad aver investito risorse (2,5milioni di euro) per interventi di mitigazione ambientale. Tutte le informazioni concernenti l’attività sono fornite puntualmente a con assoluta trasparenza a enti e amministratori». Peccato che le parti in causa non si parlino direttamente. I cittadini del comitato sono arrabbiati, minacciano proteste plateali, come il blocco della pista. «La Sacbo invita la commissione aeroportuale presieduta da Enac, di cui fanno parte Comuni e soggetti coinvolti a vario titolo a definire quanto prima la zonizzazione acustica». Promessa fatta da tempo, mai mantenuta. Forse però è il caso di ricordare che l’aeroporto bergamasco da lavoro a 3.500 persone, più di 20mila contando anche l’indotto. Nella precarietà economica generale, un’azienda così fiorente va conservata. Sacbo chiude il bilancio 2009 in linea con quello del 2008, che ha fatto registrare utili di esercizio per oltre 10milioni al netto delle tasse. La crescita del movimento passeggeri (nel 2009 sono stati più di 7 milioni, con un incremento del 10,4% rispetto al 2008) prosegue senza interruzioni dal 2002, anno in cui ha iniziato a operare Ryanair portando Orio al Serio ad essere il quarto aeroporto nazionale, dopo Fiumicino, Malpensa e Linate. Le iniziative messe in campo non hanno prodotto granché. Le rotte sperimentali fanno contenti alcuni e alterare altri.
Il sindaco di Bergamo Franco Tentorio ha deciso di affrontare la situazione, coinvolgendo anche il presidente della Provincia Ettore Pirovano. La questione è delicata perché invade una grossa fetta dell’economia orobica, ma non si può ignorare l’esasperazione di 5mila cittadini. Ora spetta al prefetto Camillo Andreana convocare le parti e tentare una mediazione. Sarebbe paradossale risolvere in tribunale il problema che sovrasta le teste dei residenti della zona nord della città. Se lo scalo bergamasco perdesse quota , altri aeroporti sarebbero ben felici di prendere il volo.