Il troppo affetto non diventi fanatismo

Il Genoa non risponde più ai comandi. Le reti subite contro il Cittadella dimostrano che i giocatori stanno vivendo una situazione mentale di confusione totale.
Eppure potrà sembrare strano, ma credo che in tutta questa vicenda i giocatori siano i meno responsabili.
Come mi diceva mister Mazzanti una ventina di anni fa nel calcio «chi può dare dà e chi non può dare non dà» (lo diceva rigorosamente in toscano).
Frase apparentemente banale e per qualcuno sciocca ma a parer mio è la fotografia più azzeccata di questa squadra. Il Genoa, così come è stato attrezzato con questi giocatori forse vale a stento il quinto posto. I ragazzi sono questi e credo sia inutile venderli per quello che non sono.
Da tempo avevo intravisto segnali preoccupanti provenienti dal campo, non mi ero sbagliato.
Il Genoa alla fine del campionato non ha ancora capito cosa è la serie C e con che testa si affrontano le partite che contano.
Chi scrive da sempre ha segnalato che questa squadra, anche quella di composta a Settembre e che stava ammazzando il campionato, non era equilibrata e mirata su questo genere di campionati.
Certo i risultati fino a Dicembre non sono mancati, ma onestamente forse più per sudditanza mentale delle altre formazioni che per reale superiorità tecnico tattica del grifone. Comunque si andava alla grande, come non ha importanza.
A Gennaio la rivoluzione, si cambia di nuovo e sempre e comunque con stranieri improponibili per un normale campionato di serie C.
Mi sorge spontanea la domanda, ma perché sempre stranieri e mai un «volenteroso» giovane italiano? Forse il Genoa prende i giocatori per fare delle sfilate di moda e non per «randellare» sui capi polverosi della terza serie…
A parte la battuta, siamo andati a strare peggio, molto peggio.
Poi, il cambio del Mister. Sbagliato nei tempi, nei modi e sulla scelta specifica. Grande errore concettuale, non ci voleva un traghettatore di categoria superiore, ma un Mister che «ha fame» di calcio, giovane e con tanta voglia di trasmettere carica ai ragazzi. Poteva essere una scommessa certo, ma se si voleva cambiare quella era la strada da seguire.
La C non è la serie A dove una vecchia volpe come Nedo Sonetti ha resuscitato e motivato una squadra a pezzi come il Cagliari di inizio stagione.
Tanto per non fare nomi lo Spezia ha vinto il campionato con un buon tecnico proveniente dalla Sanremese dove per un soffio ha fallito i play off di C2 l’anno scorso.
Ora è tornato Valvassori e forse questa è l’unica soluzione normale in una vicenda che di normale non ha nulla. Perotti è persona intelligente con determinate specificità caratteriali non doveva accettare la proposta di Preziosi di prendere in mano questo Genoa non avendo alle spalle un certo tipo di società, era la persona sbagliata nel posto sbagliato.
Oggi l’allenatore del Genoa deve possedere una rabbia agonistica pazzesca da trasmettere ai ragazzi e al tempo stesso farli ragionare partita per partita. Anche perché, torno a ripetere, questi giocatori non sono adatti mentalmente a vincere un campionato duro (anche perché ruvido) come la nostra serie C.
Il compito dell’allenatore in questa fase del torneo è solo quello di agire sulla testa dei giocatori! Fargli capire che ce la possiamo fare a dispetto di tutti e anche di loro stessi che per caratteristiche personali non sono il meglio per la categoria. Per molti non si tratta di una semplice ricostruzione psicologica, come ho letto e sentito dire, ma di una vera e propria costruzione mentale all’approccio al campionato di serie C (…a Maggio!).
Bisogna immedesimarli nella parte di chi «ha fame»! Bisogna fargli capire che ogni partita è una finale e quindi oltre la testa ci vuole cuore e sacrificio (il fioretto va lasciato a casa) e che il bene del gruppo è il bene del singolo.
Ricordiamo che se il Genoa ce la dovesse fare sarà solo grazie ed esclusivamente ai ragazzi che vanno in campo ed al Mister che ha capito l’umiltà del messaggio che deve dare ai ragazzi.
Se il Genoa torna a fare il Genoa tutti noi tifosi potremmo tornare a godere per i successi del nostro amato grifone. A Genoa essere tifoso del Genoa è un fatto prima culturale e poi sportivo.
Su queste basi e sul valore che lo sport ha nella vita di tutti noi, la violenza non deve entrare nelle vicende rossoblu, mai !Piuttosto il tifoso rossoblu dove essere più attento nelle scelte dei suoi amori presidenziali facendosi corteggiare un po’ e prestare più attenzione alla lista di nozze prima di salire insieme sull’altare. Comunque sia il troppo affetto non deve sfociare nel fanatismo né in senso positivo né in quello negativo.
Ora tutti noi dobbiamo stare vicino alla squadra nel modo più vero e sentito del termine facendo capire, agli addetti ai lavori e non, che l’umiltà e la volontà sono gli unici ingredienti per vincere oggi il campionato di serie C.
La tecnica e la tattica sono certo importanti ma ormai molto relativi. E la dirigenza ? Se ci riesce faccia la dirigenza e quindi il suo mestiere nel rispetto delle parti e delle responsabilità con l’onestà intellettuale e politica (sportiva) che si addice in situazioni di questo tipo.