«Troppo alti i prezzi del greggio»

L’Opec: «Stabilizzare i mercati per impedire riflessi dannosi sull'economia globale»

da Milano

Dopo aver aperto la giornata di contrattazioni in ribasso, i futures sul petrolio con scadenza a settembre sono tornati in serata a guadagnare, salendo a quota 74,70 dollari al barile. L'inversione di rotta, secondo quanto spiega Phil Flynn, analista presso Alaron Trading, è legata alle preoccupazioni sulla possibilità di una tempesta tropicale nel Golfo del Messico. Il guadagno delle quotazioni del greggio è di 27 centesimi rispetto all'ultima rilevazione.
Nella mattinata di ieri, infatti, soprattutto sulla scia della visita a Beirut del segretario di Stato di Washington, Condoleezza Rice, per cercare un cessate-il-fuoco fra Libano e Israele, il greggio era in calo, segnando lievi ribassi sui mercati asiatici (in seguito alla chiusura di posizioni a lungo termine da parte di alcuni investitori), scontando un possibile miglioramento della crisi del conflitto tra Libano e Israele. Il Wti quotava 74,23 dollari al barile, in calo sui 74,43 di venerdì.
Invece il Brent del Mare del Nord (consegna settembre) segnava 73,53 dollari al barile, in discesa sui 73,66 della fine della scorsa settimana. Secondo gli analisti un cessate il fuoco tra Hezbollah ed esercito israeliano potrebbe abbassare i prezzi del greggio di uno o due dollari al barile.
Nel frattempo c’è da registrare la posizione ufficiale dell'Opec, che dichiara di voler evitare un eccessivo rincaro dei prezzi petroliferi. Lo ha affermato il ministro saudita Ali al-Naimi: «Quotazioni troppo alte - ha spiegato - avrebbero gravi conseguenze per la crescita globale, specialmente per i paesi in via di sviluppo».
Al-Naimi, che ha parlato dopo aver incontrato il presidente dell'Opec Edmund Daukoru (ministro del petrolio nigeriano), non ha però indicato quale prezzo a suo avviso sia considerato troppo elevato.
Intanto secondo il rapporto mensile del Centre for global energy studies (Cges) sostiene che le quotazioni del greggio sono destinate a rimanere elevate, se non ad aumentare ulteriormente, nel terzo trimestre del 2006. L'aumento della domanda del settore raffiniero, ha spiegato la Cges, è il principale fattore che manterrà il prezzo del petrolio alto. Le tensioni in Medio Oriente e il timore di nuovi sconvolgimenti meteorologici susciteranno invece incertezza nei mercati, sostenendo i rialzi.