Troppo buonismo sconfigge i valori morali

Attenti al buonismo, può avere effetti più devastanti di quelli temuti per l’effetto serra dai catastrofisti di mestiere. Ci ammonisce la cronaca - non è maestra di vita, come la storia, ma è supplente - che il buonismo praticato con insistenza diabolica sconvolge il clima morale e fa oscillare i valori civili.
Prendete Marco Ahmetovic, che guidando ubriaco ha ucciso nelle Marche quattro ragazzi: la giustizia gli ha inflitto arresti finti (sta in un residence), ma siccome il buonismo non ha limiti, gli si schiude un futuro da star. Ha un agente, scriverà libri, farà spot contro l’alcol (avrà la credibilità di un distillatore clandestino), certamente finirà su qualche Isola di famosi, dove almeno non potrà guidare. Dobbiamo essere contenti di vivere una società così slabbrata e confusa da confondere ragioni e torti? Quattro morti possono essere il viatico per il successo?
Il buonismo è una pratica estrema, pericolosa a tutte le latitudini. A Mantova, un piccolo imprenditore ha offerto un lavoro nella sua azienda a due uomini che avevano tentato di svaligiarla. I due - che naturalmente sono a piede libero - non sono stati d’accordo con l’incorreggibile buonista e stanno ancora valutando l’offerta. Lorsignori non accettano incarichi precari, vogliono il posto fisso; flessibile può essere la coscienza, non l’impiego.
Non meno insidioso è il buonismo istituzionale. A Napoli il Comune progetta un bando d’assunzione per coloro che hanno beneficiato dell’indulto. Poverini, non hanno più nemmeno una cella, bisogna aiutarli. Basta. Non vorremmo che le blandizie riservate a chi delinque convinca qualche «bamboccione» per bene a ritenere che soltanto calpestando il codice penale si abbia diritto a un’opportunità.