Troppo caldo in aula. E Ronzitti concede la «divisa estiva»

Il permesso lo ha accordato ma, pur sapendo di violare le norme di cui si è erto custode, lui ha preferito immolarsi all’altare del regolamento. Il presidente dell’assemblea legislativa regionale Mino Ronzitti la giacca e la cravatta se l’è tenute, sfidando l’afa di palazzo Spinola e il rigore dei vincoli della Soprintendenza che impediscono l’installazione di un condizionatore sufficientemente potente nell’aula delle sedute. E forse forse, a poter entrare nei pensieri del presidente, ieri deve aver anche pensato di ritirare il permesso appena accordato ai consiglieri di spogliarsi quando ha visto che qualcuno, sfilata la giacca, è rimasto in... maniche di maglietta, o a braccia nude come le gentili signore consigliere.
Il tabù, se questo servirà a «consolare» Ronzitti, almeno è stato infranto in campo neutro. La sala verde di via Fieschi, che peraltro verde non resterà dopo il restyling in corso, almeno non ha subito l’«onta» dei consiglieri in tenuta balneare. Poco dopo le 16, il consigliere Luigi Patrone si è fatto interprete dei colleghi, e ha guidato l’ammutinamento della giacca (e dell’«abbigliamento consono» per le signore, cui sarebbe peraltro impossibile imporre la divisa d’ordinanza). Ronzitti, appunto, ha abbozzato. E sia, via le giacche. Non tutti ne hanno però approfittato e il vicepresidente Rosario Monteleone ha seguito il suo «comandante». La giunta invece non ha resistito e solo gli assessori Luigi Merlo e Maria Rita Berruti hanno sfidato l’afa. Il centrosinistra al (quasi) completo si è lasciato andare, comprese le consigliere Cristina Morelli, Roberta Gasco e Patrizia Muratore. L’inciucio del termometro ha registrato le adesioni dei forzisti Luigi Morgillo e Gabriele Saldo. Mentre sono rimasti «in divisa» Claudio Gustavino, Giacomo Conti, Gianni Plinio e Alessio Saso. E dire che non è stata neppure una seduta di consiglio «calda».