Troppo caldo, è crollato il dente della Presanella

Frana sfregia lo splendido ghiacciaio pensile

da Trento

Scompare un altro dei tanti spettacoli naturali offerto dalle montagne del Trentino offrono ai tanti visitatori che proprio in queste settimane stanno affollando sentieri e rifugi. Da ieri non c’è più il dente di roccia che ornava il ghiacciaio pensile della Presanella scalato per la prima volta nel 1983 dai fratelli Cortinovis. La curiosa formazione di ghiaccio è come incastrata tra la cima più alta del gruppo della Presanella, a 3.558 metri di altezza, e la parete orientale. Una delle mete preferite degli escursionisti che frequentano la zona di Madonna di Campiglio, le Dolomiti del Brenta e l’Adamello-Presanella. Il «dente» azzurrino che si è staccato è un enorme ammasso di ghiaccio e roccia, grande tre volte il vicino rifugio di Denza.
Il colpevole del crollo avvenuto nel cuore delle Alpi stavolta è il gran caldo che non risparmia nemmeno queste cime. Da giorni, lo zero termico continua a essere segnalato al di sopra dei 4.000 metri. In più, negli ultimi giorni la zona è stata battuta da piogge insistenti. Quanto basta per accentuare lo scioglimento del ghiaccio. Venuto meno il naturale «collante», il grosso picco roccioso si è staccato dal ghiacciaio pensile ed è precipitato. I resti giacciono adesso parecchi metri più in basso, divisi in tanti blocchi. L’evento non è del tutto inatteso, visto che già dall’anno scorso erano stati apposti dei cartelli di avviso del pericolo di distacco per tenere lontani gli escursionisti. E gli abitanti della zona ora temono danni ad altre attrazioni naturali della zona. Sembra infatti che il picco del caldo debba ancora arrivare. Per giovedì è prevista un’isoterma a quota ancora maggiore, a 4.400 metri dal suolo.
L’episodio richiama alla mente l’allarme per l’erosione delle montagne lanciato da Reinhold Messner. L’alpinista, già due estati fa, aveva lanciato una richiesta d’aiuto in particolare per le Dolomiti, riprendendo la proposta dell’associazione Mountain Wilderness: chiedere all’Unesco di dichiarare patrimonio dell’umanità le montagne più belle d’Italia. «La gente del posto non vuole interventi esterni - aveva avvertito l’uomo degli 8.000 - temono che limitino le possibilità di amministrare le proprie montagne. Ma farne un monumento naturale del mondo sono sicuro che non creerebbe problemi, sarebbe un biglietto da visita per portarle nel futuro». L’allarme naturalmente non riguarda solo le Dolomiti, ma tutte le zone più pregiate dell’arco alpino. I geologi stanno studiando il fenomeno, anche attraverso nuove tecnologie che, secondo alcuni, potrebbero servire a monitorare l’erosione e prevenire i crolli. Dall’Università di Padova ad esempio era partito un progetto che sfruttava telecamere a infrarossi e Gps. Nella speranza, perlomeno, di rallentare l’inevitabile.