Troppo caos sulle coppie di fatto La Merkel: «La Ue interverrà»

La cancelliera tedesca, presidente di turno europeo, punta a uniformare le norme dopo i molti ricorsi approdati alla Corte di giustizia. Tra gli aspetti scottanti da regolamentare anche quello delle adozioni

da Roma

A sorpresa, la Bundeskanzlerin Angela Merkel fa sapere che in uno dei primi vertici a presidenza tedesca - quello previsto a Dresda tra domenica e martedì prossimi, presenti i ministri della Giustizia e dell’Interno dei 27 - la Ue dovrà occuparsi anche dei Pacs per chiarire una serie di situazioni che si vanno facendo intricate.
Una fuga dai problemi domestici, visto che la grosse koalition pare avere già il fiatone e che proprio la ripresa della marcia nella Ue può sembrare un paracadute a disposizione? Può anche essere. Ma a smuovere la Cancelliera, che ieri a Berlino ha incontrato Barroso col quale avrà pur sempre parlato di questo come di altri temi - energia, costituzione - che le stanno a cuore, pare essere stato soprattutto il cumulo di ricorsi ammonticchiatosi presso la sede della Corte Europea di Giustizia su un tema che è divenuto scottante. Specie dopo che la Spagna, seguendo l’esempio di Olanda e Belgio, ha di fatto aperto le porte ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, generando nuovo caos nella legislazione europea, fatta di normative diversissime, ma che secondo i trattati devono invece essere maggiormente compatibili.
Quello della presidenza tedesca non è comunque l’avvio di una «armonizzazione legislativa». Ogni Paese della Ue - si legge chiaramente nella nota diramata ieri a Bruxelles dagli uffici della presidenza del Consiglio - continuerà a decidere come legiferare in casa propria sull’argomento. «Ma di fronte al crescente numero di matrimoni e di unioni di fatto tra cittadini europei di Stati differenti - è scritto nel documento - la Ue deve puntare a chiarificare il quadro legislativo, in modo da determinare quali leggi nazionali sono da prendere in considerazione in caso di dispute internazionali su questioni di diritto familiare o di successione».
Più in particolare, la nota diffusa dalla presidenza tedesca, rileva come «il diritto di famiglia varia considerevolmente tra i vari Stati dell’Unione. Per esempio, a parte il matrimonio tradizionale, non tutti gli Stati membri prevedono un riconoscimento legale per forme alternative di relazione, come i matrimoni tra omosessuali o convivenze a vita tra partner dello stesso sesso». Così si è deciso di lavorare «verso miglioramenti concreti per i cittadini» cercando di individuare regole «per uniformare le norme in caso in cui le leggi nazionali entrino in contrasto».
Parte dunque, anche se in modo soft, la ricerca di una via d’uscita a problemi che si sarebbero accresciuti negli ultimi tempi. Non ci sono solo i Pacs, del resto, a riempire la scena (come detto Spagna, Olanda e Belgio riconoscono le unioni omosessuali, Francia, Gran Bretagna, Svezia, Finlandia, Danimarca, Cekia, Ungheria e Slovenia ammettono le «partnership registrate» ma con differenti soluzioni su eredità, assistenza pensionistica e sanitaria, mentre Italia, Portogallo, Polonia e Grecia sono ancora prive di norme), ma anche gli affidi dei minori in caso di separazione e molto altro ancora. Né si può credere che il cammino possa farsi in tempi ristretti. Se i ministri di Interno e Giustizia daranno il via libera al progetto della Merkel, la Commissione dovrà a quel punto varare una proposta di direttiva. Che a sua volta dovrà passare il vaglio del Parlamento Europeo prima di finire il suo iter nel consiglio dei capi di Stato e di governo. Due-tre anni almeno, ammesso e non concesso che tutti, al termine del percorso, si dichiarino d’accordo sulla strada intrapresa, visto che l’attuale Costituzione di Nizza prevede l’obbligo dell’unanimità tra i 27 Stati che compongono attualmente l’Unione.
Né è detto che a Strasburgo la materia non possa trovare qualche ostacolo. Se la maggioranza degli europarlamentari pare incline a riconoscere sempre e comunque i «diritti civili» (come emerse nel caso Buttiglione) è meno scontato che su pensioni, assistenza sanitaria ed eredità - e tanto meno sul riconoscimento del matrimonio omosessuale - l’aula possa esprimersi senza spaccature di un certo rilievo.