«Troppo fumo in tribunale» Il Palazzo denuncia se stesso

L’esposto dei sindacati: «Sigarette nelle cancellerie, nei corridoi, negli uffici, nei bagni»

Una «guerra del fumo» divide il palazzo di Giustizia. Da un lato, gli «impenitenti» del tabacco, vasta schiera di fumatori che alla sigaretta non ha intenzione di rinunciare nemmeno dove questa è espressamente vietata. Dall’altro, il sindacato dei dipendenti dell’amministrazione della giustizia, che presenta un esposto per violazione della legge sulla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori sul luogo di lavoro. Più o meno, è il Tribunale che denuncia sé stesso. Alla Procura, ora, il compito di dirimere la vicenda.
«Con la presente - scrivono i sindacati della Uilpa-Uidag, in un esposto depositato il 29 giugno scorso e ora in mano al procuratore aggiunto Alberto Nobili - informiamo che alcuni lavoratori del palazzo di Giustizia hanno più volte segnalato che il divieto di fumo non viene rispettato». Segue l’elenco delle inosservanze, che investe l’intero palazzo. «In particolare - si legge infatti nel documento - è sotto gli occhi di tutti la palese violazione del divieto», perché «è agevole riscontrare che si fuma nelle cancellerie, nei corridoi, nei bagni, negli atri, nelle autovetture di servizio eccetera».
Ancora, denuncia delle infrazioni e delle carenze nei controlli. In altre parole, della «continua violazione del divieto di fumo negli uffici giudiziari di Milano». Perché «i cartelli sono pochi e comunque ignorati da tutte le figure professionali che operano all’interno della struttura giudiziaria; i responsabili non svolgono alcuna opera di controllo e tanto meno sanzionatoria nei confronti di chi quotidianamente viola la legge, provocando danno alla salute e al lavoro quotidiano. Gli stessi dipendenti addetti ad espletare le loro mansioni all’interno degli uffici sono dunque costretti, loro malgrado, a subire il cosiddetto fumo passivo. A tale proposito si rappresenta che il datore di lavoro ha il preciso obbligo di far rispettare le leggi e di comminare le multe, mentre l’invito a spegnere le sigarette non è sufficiente e non è nemmeno contemplato dalle leggi vigenti; che il datore di lavoro ha l’obbligo di adottare tutte le misure necessarie per tutelare l’integrità fisica dei prestatori di lavoro, con particolare riferimento alle sostanze cancerogene e mutagene negli ambienti di lavoro, e in particolare, con specifico riferimento alla salubrità dell’aria e alla presenza di fumatori, che la legge ha stabilito la necessità che i lavoratori dispongano di aria salubre e che si devono adottare misure adeguate per la protezione dei non fumatori contro gli inconvenienti del fumo. Si ricorda inoltre che la Corte Costituzionale ha ritenuto non solo legittima, ma anche dovuta, l’elevazione del divieto di fumo nei luoghi di lavoro in assenza di altri concreti e funzionanti mezzi di tutela».
La richiesta, dunque, è che «vengano rispettati i diritti dei non fumatori», intervenendo «nel perseguimento di eventuali reati ipotizzabili». La Procura, a questo punto, dovrà valutare se aprire un fascicolo. Nel caso, si avvierà una singolare inchiesta. Con gli uffici giudiziari a indagare sugli uffici giudiziari.