Troppo goliardico quel kazako che tampina Pamela Anderson

Dopo Borat, anche Striscia la notizia - con le sue interviste/agguato - può pretendere di partecipare a un grande festival del cinema. Infatti, nel fare scandalo con l'esiguo e lutulento film di Larry Charles, la Festa di Roma ha creato un precedente.
Che cosa sostiene Borat? Lo spirito goliardico, ma più quello del Mel Brooks della decadenza che quello del John Landis degli albori. Infischiarsi del politicamente corretto è segno di non conformismo, ma ciò non basta per far di rozzezza bellezza.
Eppure attorno a Borat è stata scatenata una campagna delle più efficaci. E qualcuno sarà affascinato dalla scurrilità del giornalista tv kazako (cosacco, si diceva una volta) impersonato da Sacha Baron Cohen, che va negli Stati Uniti per un'inchiesta, rivelando nello stesso tempo che è infimo sia il paese da dove lui viene, sia quello che lo ospita.
Col pretesto di incontrare Pamela Anderson di Baywatch, Cohen vaga da New York a Los Angeles col furgone del lattaio: dovrebbe essere un modo per inchiodare tutti quelli che incontra alle loro miserie e forse a tratti lo sarebbe, se i toni non fossero sempre eccessivi.
BORAT di Larry Charles (Usa, 2006), con Sacha Baron, Ken Davitian. 82 minuti