Troppo lavoro: dal Giudice di Pace scoppia la guerra

Al collasso per la carenza di organico e assurdi part time

«“Vi farei lavorare a frustate” ha gridato stamattina una signora». È successo di nuovo, ma lei, ausiliare della cancelleria civile, a passare per fannullona non ci sta. E nemmeno i suoi colleghi delle 10 sezioni del Giudice di pace. Ieri mattina hanno manifestato (Una brutta realtà e Brunetta non lo sa), contro la cronica mancanza di organico e la mole di lavoro (60mila sentenze e 90mila decreti l’anno, fino a 400 cause da iscrivere al ruolo ogni giorno). Dei 107 dipendenti, 93 sono in servizio ma ne servirebbero altri 26. Il risultato? Ausiliari «sovra mansionati» (fin dove lecito), cancellieri che non hanno tempo di controllare ciò che firmano. Si fa tutto, lo si fa, purtroppo, male. «Un’altra iattura - spiega Luciano Conconi, coordinatore della cancelleria civile - sono i part time». C’è chi lavora due ore al giorno, o 3 giorni a settimana, o magari solo 10 giorni al mese. Rincara la dose Vito Dattolico, avvocato coordinatore dei Giudici: «Siamo allo stremo. Ci sono dipendenti a casa tre mesi di fila, ferie escluse, secondo i contratti, approvati dal ministero. Ma almeno con la nuova legge, prima di concedere altri forsennati part time, il parere del capo ufficio diverrà vincolante». L’apertura a giorni alterni di alcuni uffici - che tanto infastidisce i cittadini - non accontenta più nemmeno i dipendenti: tanto i cancellieri sono dirottati negli uffici aperti e l’arretrato non si smaltisce. Che infatti nel civile è fermo al 25 giugno e nel penale ha visto le esecuzioni delle sentenze del 2002 (primo anno di penale per Il Gdp) solo recentemente sbloccarsi. Il ministero ha nominato 31 nuovi dipendenti: nessuno assegnato a Milano. L’ultimo concorso risale al ’97: «Se questa non è l’anticamera della chiusura...» chiosa Dattolico.