TROPPO POCO, PRESIDENTE

Con un intervento a tre punte il capo dello Stato ha invocato prudenza di linguaggio e correttezza di comportamento sia da parte di chi riveste cariche pubbliche, sia da parte della magistratura, sia da parte dei mezzi di informazione.
Come tutti i moniti che hanno una valenza a 360 gradi è anche questo nobile ma, Napolitano non se ne abbia a male, piuttosto sterile. Il ragionamento presidenziale non fa in sé una piega: però, visto ciò che accade nella realtà - il più delle volte molto lontana dall’empireo dei sommi principi - rischia di peccare di astrazione.
Atteniamoci ai fatti. Berlusconi, ammettiamolo, dovrebbe avere maggiore misura nell’imputare alle «toghe rosse» i suoi infiniti e interminabili travagli giudiziari. Forse, almeno in alcuni casi, le toghe non sono nemmeno rosse, sono soprattutto presenzialiste ed esibizioniste. Ma la sua rabbia bisogna capirla.
Vivere incalzati da avvisi di garanzia che non garantiscono nulla - o piuttosto garantiscono titoloni sui quotidiani - e che poi regolarmente si sgonfiano cammin facendo, è ben più che un incomodo, è un tormento. Già la sostanza di queste molteplici iniziative di molteplici procure disseminate per la penisola è discutibile. Non solo discutibile ma scandalosa è la loro forma. Ogni riga dei pm contro chi è un presunto innocente fino a sentenza definitiva finisce sulle scrivanie di redazioni compiacenti prima che nelle mani dell’interessato. Il fine politico e mediatico supera di gran lunga il fine nominalmente di giustizia. Non si finga poi indignazione se l’oggetto di tanto accanimento reagisce con vivacità.
E qui ci si inoltra su un altro tema scottante, quello della magistratura, delle sue pulsioni, delle sue fazioni, delle sue spregiudicate esternazioni. Napolitano bacchetta le toghe intemperanti ma - in questa occasione - solo dopo il contrattacco del Cavaliere, forse sarebbe stato più credibile il presidente se la sua deplorazione fosse arrivata a caldo, subito dopo la fuga di notizie.
L’ultimo lato del triangolo concerne l’informazione. Per convinzione oltre che per dovere d’ufficio debbo dire che stampa e televisione hanno il diritto e il dovere di dare tutte le notizie. Ma il problema si complica se tra le procure e una parte della stampa - in particolare quella che ha in antipatia Berlusconi - s’instaura un legame malsano in forza del quale i pm diventano procacciatori di scoop non disinteressati, e i quotidiani diventano casse di risonanza d’una orchestrazione accusatoria a senso unico. Alle toghe spetta il rispetto. Ma un cittadino, ogni cittadino, non può essere sottoposto a una pluriennale condanna propagandistica e mediatica che prescinde dalle condanne dei tribunali, ma che basta a chi fortemente la vuole.