Il trotto guarda all’Est per trovare nuovi mercati

Nell’interessante fondo sul Corsera dell’economista Francesco Giavazzi, sulla crisi derivante dagli alti costi del petrolio e sulla difesa della politica della Bce, con una elegante citazione di un personaggio del Manzoni, il professore non esita ad andare contropelo, come suo costume, alla vulgata comune che tende ad addebitare i costi di questa crisi ad entità astratte ed a cause più o meno di comodo, ignorando la realtà, perché non sempre gradita. L’affermazione centrale è la seguente: «C'è un solo modo per evitare che il trasferimento ai Paesi produttori, ci impoverisca: produrre di più. Ma per vendere a chi se i nostri redditi sono destinati a scendere?». Questo stato di cose futuribile, può aiutare a capire l’attuale situazione dell’ippica, del trotto in particolare e dare qualche indicazione utile in proposito. L’allevamento italiano del trotto, grazie ad una politica di lavoro e investimenti, supportata dal sistema che per anni ha visto l’allevamento alla centralità del settore, è riuscito a produrre un miglioramento qualitativo straordinario in termini di progresso tecnico.
Impensabile solo sino a pochi anni addietro. Il problema è che oggi non sappiamo più che farcene di questo bendiddio, per la duplice incapacità del mercato di assorbire questo enorme potenziale; in termini di mercato dei prodotti, perché con il continuo abbassamento dei premi a disposizione, quelli attuali non coprono neanche a metà le spese di solo mantenimento, in termini di necessità di spettacolo ai fini del gioco, per la micidiale concorrenza di altri giochi messa in campo da Aams (Azienda Autonoma Monopoli di Stato); leggi ministero dell’Economia. Produciamo troppi cavalli buoni, facciamo troppe corse di ottimo e buon livello, ma il mercato non riesce più ad assorbire questo prodotto. Non c’è che dire un bel dilemma, che sino ad ora nessuno ha risolto.
Quale dovrà essere il vero problema della Unire rinnovata, dopo la cura Zaia? Stimolare la ricerca, con accurate analisi di mercato e iniziative coerenti di nuovi sbocchi per la nostra produzione, orientata in particolare verso i Paesi dell’est, extraeuropei in particolare, molti dei quali hanno una tradizione ippica molto antica, ma non supportata da un progresso tecnico adeguato. Negli anni 90 vi fu un tentativo da parte dell’Unire, di apertura del mercato verso l’allora Unione Sovietica che portò ricordo, alla partecipazione con cavalli e guidatori russi, ad una corsa o due, tra cui una, vinta dagli stessi, che si svolse all’ippodromo di Treviso.
Rammento a questo proposito che la Francia ha già fatto parecchio in questo senso, principalmente verso i Paesi francofoni. Noi con molto meno potremmo fare molto meglio anche per effetto del nostro particolare sistema di utilizzo del Libro Genealogico del Cavallo Trottatore Italiano, con caratteristiche parzialmente aperte a differenza di quello francese assolutamente chiuso.