Trova un gambero nella minerale

Gaetano Ravanà

da Lentini (Siracusa)

Una donna residente a Lentini nel Siracusano, è rimasta intossicata dall’acqua in bottiglia che aveva acquistato qualche minuto prima in un supermercato. La donna è dovuta ricorrere alle cure dei medici per le forti coliche di cui è stata preda poco dopo avere bevuto un sorso d'acqua. Non si è trattato però di intossicazione da acqua avvelenata da candeggina o da altre sostanze tossiche come in altri precedenti casi.
La donna ha trovato nell’acqua un gamberetto. Era appena rientrata in casa dopo avere fatto la spesa. Ha aperto una delle bottiglie appena comprate, che faceva parte di una confezione regolarmente sigillata nell’involucro di plastica. Poco dopo avere bevuto, la donna ha cominciato a stare male. Prima un forte dolore all'addome, poi conati di vomito. Si è fatta pertanto accompagnare al nosocomio e qui i medici hanno diagnosticato una intossicazione alimentare e una cistite.
Al rientro nella sua abitazione ha controllato la bottiglia da dove aveva bevuto per verificare se ci fossero dei fori. Nulla. Stava per arrendersi quando all'improvviso ha notato qualcosa che galleggiava nell'acqua: un gamberetto. Ha chiamato allora il numero verde dell'azienda imbottigliatrice, che ha ritenuto il caso inverosimile e ha ricordato di essere munita di tutte le certificazioni per i controlli di qualità.
L’acqua contenuta nella bottiglia è ora all’ufficio di igiene e profilassi dell’Asl 8 di Siracusa che dopo tutte le analisi del caso, potrà stabilire la presenza di elementi inquinanti. La vittima si è rivolta al Codacons, associazione di tutela dei diritti dei consumatori, che attraverso il proprio ufficio legale si è già mossa non solo schierandosi parte civile in casi procedimento giudiziario, ma anche per sostenere la donna durante tutto il percorso forense.
L’avvocato Isabella Altana, dirigente dell’Ufficio legale regionale, ha preparato un esposto, presentato alla Procura della Repubblica di Siracusa, corredato dalla bottiglia e da alcune foto in cui è ritratta la bottiglia stessa. «Per il fatto in esame – afferma l’avvocato Altana - si configura quanto meno l’ipotesi di reato prevista dall’art. 444 del codice penale e cioè commercio di sostanze alimentari nocive. Si tratta comunque di un fatto che merita un approfondimento giudiziario, anche perché i responsabili della società imbottigliatrice si sono rifiutati di esaminare il caso negando che quanto raccontato possa essersi verificato».