Per trovare il killer del gatto il giudice ordina l’autopsia

Gallarate (Varese) Per quell’atroce delitto nessuno pagherà. Pussy venne strappata all’affetto della sua padrona con un colpo di carabina, ma le indagini svolte dal commissariato e dall’allora pubblico ministero Cristiana Roveda non hanno permesso di identificare il responsabile nonostante l'autopsia svolta sul gatto e la perizia balistica eseguita sull'arma sequestrata nell'abitazione dell'imputato, un vicino di casa della proprietaria di Pussy.
Ieri mattina, come ha raccontato il quotidiano La Prealpina, si è celebrata l’udienza finale di un processo in piena regola all’uomo di Gallarate (in provincia di Varese) accusato del reato di uccisione di animali (ex articolo 544 bis del Codice penale). Il procedimento si è svolto davanti al giudice per le udienze preliminari Nicoletta Guerrero.
È stato alla fine lo stesso accusatore a fare marcia indietro. E, a dimostrazione che anche l’omicidio di un gatto può trasformarsi in un giallo degno di quelli «umani», il magistrato ha fatto ricorso a una formula che lascia aperto ogni dubbio. Il pm Sabrina Ditaranto ha chiesto l'assoluzione per mancanza, insufficienza o contraddittorietà della prova che il fatto sussista o che sia stato commesso.
E l'avvocato difensore Tiberio Massironi non ha potuto che associarsi alla richiesta. Con una considerazione che ha mostrato quanto la vicenda sia stata presa assolutamente sul serio anche dall’imputato: «Certo dell'innocenza del mio assistito - ha concluso l’avvocato Massironi - resta comunque un colpevole impunito. Il reato è serio ed è seriamente trattato dal codice. Fatti come questi, dunque, meritano approfondimenti altrettanto seri».
La vicenda può far sorridere. Di certo il primo pensiero è che ci sono delitti più gravi su cui giudicare e il dispendio di energie, con tanto di analisi di laboratorio in perfetto stile Csi e autopsia, possono sembrare spropositati rispetto alla morte di un povero gattino. Ma resta il fatto che sono oltre 45 milioni gli animali domestici che riempiono di affetto e di calore la vita degli italiani. E per tutti loro sono persone di famiglia. Per questo la legge dal 2004 ha inasprito le pene per chi li ammazza con crudeltà o senza necessità. La perizia balistica, nel caso di Pussy, aveva evidenziato solo una «generica compatibilità» tra il proiettile estratto dal corpicino del micio e la carabina sequestrata dalla polizia dopo la denuncia della padrona. Dunque avrebbe potuto anche essere un'altra l'arma del delitto, detenuta da un vicino mai identificato e tutt’ora impunito. L'assurda vicenda risale al 4 luglio del 2005. La gallaratese raccontò che, come ogni mattina, era uscita nel cortile della sua abitazione per sbrigare alcune faccende e che come sempre i suoi animali - due gatti e un cane - l'avevano seguita. All’improvviso Pussy spiccò un balzo oltre la recinzione, dentro il giardino dei vicini dal quale tornò barcollante, con il collo coperto di sangue, ormai in condizioni disperate. Dopo qualche istante la micina cadde a terra, inutili i tentativi della donna e poi del veterinario di strapparla alla morte. Uccisa senza una ragione.