«Per trovare un partito ho tappezzato le città con la mia faccia. E ora il Pdl mi candida»

Tiziano Motti ha tappezzato il Nord Est con manifesti da mercenario: votatemi, non importa il partito che mi candiderà.
«Ma non era un modo per vendermi al miglior offerente».
E cos’era?
«Non sono un politico. Se la gente vorrà votarmi, lo farà per quello che ho fatto».
E che cosa ha fatto fino a qui?
«Intanto a Reggio Emilia, la mia città, ho fondato un’associazione, Europa dei diritti, che si occupa di tutela dei diritti e prevenzione sanitaria. Abbiamo 100mila associati...».
Ah, allora è una specie di voto di scambio.
«È il contrario. Io non dico: se mi votate farò i vostri interessi. Dico che gli interessi dei cittadini li faccio già. Dico che al gatto del mio colore preferito che però dorme, preferisco il gatto di un altro colore che prende il topo».
Chiarissimo.
«Voglio andare oltre le bandiere ideologiche, quelle per cui io, venendo da una famiglia operaia di sinistra, dovrei votare Pd...».
Nessuno le vieta di votare Pdl...
«Infatti è il Pdl che mi candiderà. Ma solo adesso che mi sono fatto conoscere con la campagna di comunicazione».
Se l’avesse chiamata il Pd sarebbe andato anche con loro.
«No, non potrei mai andare nel Pd, sarebbero state solo liti. Io mi considero un miniclone di Berlusconi».
Un miniclone di Berlusconi.
«Sono perito elettronico, ho iniziato facendo il cameriere, ora, a 43 anni, ho un gruppo editoriale che fattura 18 milioni di euro».
Un self made man.
«Mi dicevano: non ce la farai mai. Ma se si vuole davvero fare qualcosa ci si riesce».
Che cosa pubblica il suo gruppo editoriale?
«Stampiamo 4 milioni di copie di newsletter informative sui diritti, le mandiamo a 800mila utenti nel Centro Nord, con il patrocinio dei Comuni. Infatti è successo di tutto».
Si è fatto pubblicità elettorale con le newsletter?
«I sindaci di centrosinistra mi stanno coprendo di esposti alla magistratura».
Hanno ragione?
«Quella è la mia newsletter, non è dei Comuni. Infatti prima della campagna elettorale ci tenevano a specificarlo sempre».
Lei fa campagna elettorale in discoteca con Jerry Calà.
«I giovani non vengono ai comizi, così vado io in discoteca. Non interrompo la musica, in 4 minuti spiego chi sono. Calà alla fine mi ha chiama sul palco a cantare Albachiara di Vasco Rossi».
Vasco è di sinistra, non sarà contento.
«Una sera ho cantato la sua “Basta poco”. Poi ho inciso il disco e ne ho vendute 20mila copie. Secondo me più di lui».