«Per trovare quel corpicino abbiamo scavato con le mani»

Gianandrea Zagato

No, lì sotto c’è Francesco e bisogna «scavare con le mani». Sì, niente pale meccaniche ma solo le mani «per salvaguardare Francesco e le eventuali vite umane che ancora sono sepolte». Il pompiere si ferma. Un attimo, s’asciuga il sudore e riprende, lentamente ma costantemente a spostare le macerie: tre metri, forse quattro di una palazzina di fine ’900 che si è accartocciata su se stessa.
Una fuga di gas, «idea certa» dichiara il comandante dei vigili del fuoco: «Dispersione di gas e quindi esplosione». Sintesi che il comandante Dante Pellicano fa seguire da una certezza, «faremo accertamenti, naturalmente», e intanto si scava, sempre e solo con le mani. Pratica che allunga i secondi e dilata i minuti dei cinquanta prima e poi cento pompieri che lavorano sotto la luce delle cellule fotoelettriche, mentre i cani s’aggirano tentando di individuare qualcosa d’umano tra quei detriti. Spuntano pupazzi, libri e oggetti personali che non hanno più un nome e un cognome. Spuntano mazzi di chiave, crocefissi e minigonne color fucsia. Tutti deposti quasi religiosamente in un angolo, anche loro in attesa di identificazione.
Ogni momento è più delicato del precedente, ogni attimo è più importante del seguente in quelle macerie ancora fumanti in un’atmosfera tragica e surreale. Che diventa via via più dolorosa e pesante quando i cani fiutano il punto giusto: lì, in quel punto lo sforzo dei soccorsi spezza la disperazione e apre alla speranza in un miracolo che possa salvare un proprio caro, un congiunto piombato giù dal secondo o dal terzo piano o magari mentre era sul ballatoio. Fiato sospeso dei pompieri che scavano con i volti protetti da mascherine. Pianti di chi per un soffio non è stato investito dalle macerie e racconta storie terribili e coraggiose.
Storie del civico 7 di via Lomellina, dove qualcuno ha fatto in tempo a schizzare fuori o saltare giù e salvarsi. E, ora, quel qualcuno vorrebbe dare una mano ai soccorsi, «gesto più che apprezzabile e sentito ma no, meglio di no» dicono i pompieri con le mani doloranti. Questione di sicurezza, ovviamente. E, poi, lì sotto c’è ancora gente, ci può essere Francesco che, alle 19.59, in casa stava giocando con la playstation.
Il nonno tenta di ricordare dov’era il televisore, dove il nipotino si impegnava in quel giochino appena avuto in regalo. La memoria non lo tradisce. E lì scavano, piano piano, dolcemente. Ma quattro ore dopo è troppo tardi: Francesco lo trovano ma morto. Il pianto resta in gola, i pompieri continuano a scavare con le mani.