Trovati 300 milioni per tenere in vita Alitalia

Il prestito ponte deciso dal Consiglio dei ministri sarà rimborsato a
fine anno e consentirà alla compagnia di bandiera un’autonomia per
altri tre mesi. Ok di Bruxelles

Roma - Con un prestito ponte di 300 milioni, l’Alitalia potrà garantire la continuità aziendale per oltre due mesi. Un’autonomia limitata che però dà oltre un mese di tempo al nuovo governo (una volta insediato) per individuare una soluzione definitiva per la compagnia di bandiera.

Queste le conseguenze del decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri di ieri. Un provvedimento varato dal governo con spirito bipartisan e che dovrà essere convertito dal nuovo Parlamento e per il quale il contatto fra governo e Popolo della Libertà è stato continuo; ma carico di sospetti da una parte e dall’altra. Confronto che si è sviluppato sull’ammontare del prestito. È lo stesso Prodi a spiegare che «l’onorevole Berlusconi ha chiesto di provvedere ad un prestito ponte più sostanzioso di quel che avevamo prospettato». Gli emissari del Pdl chiedevano che l’ammontare fosse di 300 milioni (così da dare al nuovo governo più tempo a disposizione).

Padoa-Schioppa e Prodi lo limitavano a 100-150 milioni. E la cifra sarebbe stata alzata durante il Consiglio dei ministri; anche per il pressing sul governo esercitato direttamente ed indirettamente. Nel pomeriggio sia Bonaiuti sia Fini avevano usato il termine «congruo» per l’ammontare del prestito (e 300 milioni erano «congrui»). A condizionare, poi, il clima del confronto è intervenuto il ballottaggio di domenica per il Campidoglio.

L’opposizione (da Veltroni fino ad arrivare a Vietti) ritiene Berlusconi responsabile se l’Air France ha deciso di abbandonare la trattativa con Alitalia. «Se fallisse sarebbe una tragedia per Roma», commenta Francesco Rutelli. «Per noi è come la Fiat per Torino». Nel pomeriggio Veltroni si fa vedere a Palazzo Chigi. «Mi auguro che il governo eviti una crisi drammatica che è il prodotto di comportamenti irresponsabili». Ed in serata auspica «una possibilità di trattativa con la Lufhtansa». Con il retromessaggio da affidare agli elettori romani: il governo di centrosinistra risolve temporaneamente i problemi dell’Alitalia, ricordatevelo domenica.

Un sostegno non certo disinteressato quello del leader del Pd nei confronti del suo predecessore sulla poltrona di primo cittadino della Capitale. Se Rutelli non conquistasse il Campidoglio sarebbero in parecchi gli esponenti del Partito democratico a chiederne conto al segretario. A questa «drammatizzazione» a fini elettorali sembra immune Palazzo Chigi, tanto da accettare le richieste di Berlusconi sull’ammontare del prestito. Sul negoziato con l’Air France - osserva Prodi - hanno pesato negativamente sia le «interferenze politiche, sia le difficoltà opposte dai sindacati». Per Padoa-Schioppa le interferenze politiche hanno un nome e un cognome: Silvio Berlusconi.

Da un punto di vista tecnico, il decreto prevede un finanziamento a tassi di mercato, rimborsabile entro il 31 dicembre di quest’anno. Per evitare di apparire un «aiuto di Stato» Pierluigi Bersani aveva previsto che ad emanarlo potesse essere il Viminale. In realtà, si tratta di un decreto della presidenza del Consiglio, d’intesa con Economia, Trasporti ed Interni. Il motivo del coinvolgimento del Viminale è per argomentare che il decreto legge viene fatto per garantire la «continuità territoriale» e per motivi di ordine pubblico. Formula che sarebbe stata individuata dai contatti bipartisan fra governo e Pdl.

Grazie a queste motivazioni l’Unione europea non dovrebbe opporre critiche al decreto e farlo rientrare nella fattispecie di aiuti di Stato. Ed a far capire che da Bruxelles non dovrebbero arrivare problemi, interviene il presidente della Commissione. Il portavoce del portoghese Manuel Barroso precisa che il sostituto di Franco Frattini assumerà il dicastero europeo dei Trasporti. Come a dire: sarà un italiano a dover gestire la vicenda Alitalia.

E per la posizione di Barroso, Romano Prodi esprime il proprio «disappunto». Una nota di Palazzo Chigi precisa che il presidente del Consiglio «ha scoperto dalle agenzie di stampa l’intenzione di affidare al nuovo commissario europeo italiano il portafoglio dei Trasporti, in caso di dimissioni di Frattini, attualmente alla Giustizia». La nota anticipa anche una formale protesta diplomatica.