Trovati i resti di altri quattro Romanov assassinati nel 1919

Erano uno zio e tre cugini dello Zar Nicola ii e sarebbero stati giustiziati dai bolscevichi durante il Terrore Rosso seguito alla rivoluzione d'Ottobre, intorno al 1919

Il mistero dei Romanov continua, dopo un nuovo ritrovamento che ha dell'incredibile. Gli archeologi russi avrebbero rinvenuto per caso nella Fortezza di Pietro e Paolo a San Pietroburgo i resti di alcuni membri della famiglia imperiale, giustiziati dai bolscevichi e sepolti in fosse comuni nel 1919. Nel cuore della vecchia capitale degli zar, quattro ombre dal destino infausto sono riemerse dall'oblio. Il Granduca Pavel Aleksandrovic Romanov era lo zio dell'ultimo zar Nicola II, giustiziato negli Urali dai bolscevichi nel 1918 con la sua famiglia. Gli altri tre granduchi erano i suoi cugini, nipoti dello zar Nicola I. Ossia Georgi Mikhailovich, Nikolai Mikhailovich e Dmitri Konstantinovich. Le loro spoglie erano mischiate ai resti di centinaia di persone, uccise con un colpo alla testa. Strani scherzi del destino. Dopo la rivoluzione i bolscevichi avevano compiuto numerose esecuzioni nella fortezza sulle rive della Neva. Proprio dove sono stati sepolti tutti gli zar di Russia da Pietro il Grande in poi. Ed è proprio là che gli archeologi hanno scoperto sei fosse comuni risalenti al 1917-1919, contenenti i resti di un centinaio di persone, tra cui i più giovani avrebbero avuto solo 16 anni. Le esecuzioni hanno avuto luogo durante il «Terrore Rosso», condotto dalla Ceka (polizia politica) e dall'Armata Rossa durante la guerra civile seguita alla rivoluzione bolscevica, tra il 1918 e il 1923.