Trovati i resti del Robin Hooh australiano (ma la testa è diventata un souvenir)

Ned Kelly, per molti è stato un simbolo della resistenza dei poveri contro i britannici, per altri un ladro e un assassino. Sopravvissuto ad una sparatoria, dove fu colpito da 20 proiettili, fu impiccato nel 1880 e poi fatto sparire. Mick Jagger lo interpretò in un film. Le sue ultime parole furono: «Così è la vita»

Lo scheletro senza testa del leggendario brigante australiano Ned Kelly, che in un'epica sparatoria con la polizia fu centrato da 20 colpi ma sopravvisse grazie alla corazza composta da lame di aratro, è stato identificato mettendo fine a un mistero che durava da oltre un secolo. I medici e gli scienziati dell'Istituto di medicina forense hanno autenticato i resti grazie a un campione di Dna dell'insegnante di Melbourne Leigh Olver, bisnipote della sorella del brigante, Ellen. Kelly aveva 25 anni quando fu condannato per l'uccisione di tre poliziotti e impiccato nella vecchia prigione di Melbourne nel 1880. Documenti dell'epoca indicano che quando questa fu chiusa nel 1929, i resti furono trasferiti presso la prigione di Pentridge a Melbourne.
Le sue imprese sono state oggetto di diversi film, e restano celebri le sue ultime parole nel salire sul patibolo: «Such is life...»(Così è la vita). Tre anni fa un'equipe di archeologi avevano scoperto una fossa comune nel sito di una prigione abbandonata, con i resti di 34 detenuti messi a morte, uno dei quali, è ora confermato, era Kelly. Manca il teschio, che fu rubato come souvenir, e dopo varie vicende è stato recuperato solo due anni fa dell'Istituto di medicina forense.
Kelly, divenuto un simbolo dell'orgoglio nazionale, era figlio di un galeotto irlandese e possedeva qualità che superavano di molto quelle degli altri briganti, o «bushrangers». Era esperto nel furto di bestiame e nell'alterare i marchi a fuoco, e sparava con un'ottima mira. Dopo una serie di rapine in diverse banche riuscì per anni a sfuggire all'arresto, finchè con la banda di cui faceva parte anche il fratello Dan, fu intrappolato nella boscaglia a Glenrowan nel giugno 1880. Nella sua ultima sfida, indossando l'armatura artigianale e un elmo cilindrico, avanzò verso la polizia sparando con due fucili. Fu ferito alle braccia, alle gambe e all'addome, prima di essere arrestato. Il resto della banda fu ucciso. Il luogo della sparatoria è ora meta di turisti, protetto come sito del patrimonio nazionale. Dopo la sua condanna a morte, si formò un massiccio movimento per salvargli la vita, con riunioni pubbliche, cortei alla luce di torce, delegazioni al governatore e una petizione con 32 mila firme. Ma il governatore fu irremovibile e l'impiccagione fu eseguita, davanti a una folla di 5000 persone, davanti alla prigione di Melbourne. Il suo corpo decapitato fu sepolto in una fossa senza nome e mezzo secolo dopo i resti furono trasferiti, insieme con quelli di altri prigionieri, nelle vicinanze della prigione di Pentridge, in un luogo che era rimasto finora ignoto.
La storia di Ned Kelly continua a dividere gli australiani, fra chi lo venera come un locale Robin Hood, che combatteva l'establishment difendendo i poveri e gli oppressi, specialmente irlandesi, e chi lo considera semplicemente come un ladro di cavalli e violento criminale. I film però lo hanno sempre ritratto come un eroe, da uno dei primi lungometraggi al mondo nel 1906 alla versione del 1970 con Mick Jagger nel suo ruolo, a quella del 2003 con la star Heath Ledger, morto tre anni fa per overdose di farmaci. Il romanzo di Peter Carey «La vera storia della banda Kelly» ha vinto il Booker Prize nel 2001. La vita di quest'uomo è «una delle storie più emblematiche nella storia d'Australia», ma la gente deve ricordarsi che «uccise tre poliziotti nell'esercizio delle loro funzioni» ha voluto sottolineare la polizia.