Trovati video porno nella villa di Bin Laden

Nuovi particolari inediti sulla doppia morale del capo di al Qaida. Intanto i talebani cominciano a vendicare la morte dello "sceicco del terrore": due kamikaze fanno strage di reclute pakistane. Il ministero della Difesa americano: esiste un rischio di rappresaglia contro gli autori del blitz

New York - Video pornografici sono stati trovati nel compound di Abbottabad dove è stato ucciso Osama bin Laden. Lo riportano fonti americane protette dall’anonimato. I video sarebbero stati trovati dai commando che hanno ucciso il capo di Al Qaida nel blitz dello scorso 2 maggio. La collezione a luci rosse, hanno indicato le fonti, sarebbe «abbastanza vasta» ma non è ancora chiaro dove esattamente nel compound sia stata trovata e se fosse Bin Laden l’utilizzatore di quei video, oppure qualcun altro. Il ritrovamento getta però una luce imbarazzante sulle abitudini private di un moralizzatore fanatico, un uomo che ha dedicato la sua esistenza alla diffusione per mezzo della violenza di una visione della vita che nega la libertà sessuale. L’uomo che esigeva dalle donne una morale integerrima e pretendeva di imporre loro una condotta puritana aveva evidentemente in privato tutt’altre abitudini.

La villa di Abbottabad non era dotata nè di internet nè di altre reti di telecomunicazioni via cavo. Ma in una immagine diffusa nei giorni scorsi dal governo americano si vede il capo di Al Qaida intento a guardare un video di se stesso in televisione, a riprova che la casa era dotata di videoregistratori.

Intanto nuovi dettagli sono stati diffusi sull’uccisione dello sceicco del terrore. In base ai filmati girati dalle videocamere fissate sugli elmetti degl incursori dei Navy Seals risulta che Osama bin Laden si trovava effettivamente al terzo piano della sua villa-rifugio. Quando i primi commando giunsero nella sua stanza, uno immobilizzò le donne presenti, mentre un altro sparò al celebre ricercato prima che potesse reagire: un colpo al petto, poi uno alla testa. Ieri agenti americani hanno anche interrogato le tre vedove di Osama bin Laden, tra cui la giovane yemenita rimasta ferita a una gamba nel corso del blitz: le donne, che complessivamente avrebbero dato ben venti figli al leader di Al Qaida, non hanno collaborato e si sono dimostrate «ostili».

La non richiesta celebrità che ha investito i Navy Seals (la loro base a Virginia Beach è oggetto di una crescente curiosità da parte della stampa e del pubblico) comincia nel frattempo a diventare un problema. Il ministro della Difesa ha riconosciuto che esiste «la consapevolezza di un rischio sicurezza per i Navy Seals»: in altre parole, si teme un attacco di Al Qaida contro di loro e soprattutto contro le loro famiglie. Per evitare rappresaglie terroristiche, l’identità degli autori del blitz di Abbottabad è tenuta rigorosamente segreta.
La vendetta degli estremisti islamici è però già incominciata in Pakistan. Un lago di sangue (87 morti e 115 feriti) è infatti la prima risposta del settore più duro dei talebani pachistani al blitz americano del 2 maggio nella ormai celebre «fortezza» di Abbottabad.

Si è trattato di un duplice attentato realizzato da kamikaze che all’alba ha trasformato la festosa partenza per le vacanze di un gruppo di reclute delle Guardie di frontiera a poche decine di chilometri dal confine afghano in una tragedia dai contorni impressionanti. Nella rivendicazione il portavoce dei talebani pachistani, Ehsanullah Ehsan, ha assicurato che «questa non è che la nostra prima risposta. Presto vi saranno altre e più importanti operazioni in Pakistan e in Afghanistan».