Trovato un altro sacco nero e la valigia dei coniugi uccisi

La scoperta nella zona del passo del Vivione, la stessa dove sono stati recuperati i resti delle due vittime

Giuseppe De Bellis

da Brescia

Un altro sacchetto e una valigia. Le ricerche nella zona del passo del Vivione, dove il 17 agosto sono stati trovati i resti di Aldo e Luisa Donegani, hanno dato altri risultati: ieri il corpo forestale ha fatto sapere di aver recuperato lì vicino una busta di plastica nera uguale a quelle nelle quali erano stati messi i resti dei coniugi uccisi e una borsa, probabilmente quella che i carabinieri non avevano trovato quando avevano fatto irruzione nella villetta della coppia, nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa. Altri elementi, allora. Nuovi reperti che la Procura di Brescia adesso dovrà analizzare. Non si sa nulla del contenuto del sacchetto, ma è verosimile che all’interno ci siano altri resti dei corpi. Dal ritrovamento della settimana scorsa mancavano le teste di entrambi i coniugi e il busto della donna.
Mentre in Val Camonica la Forestale recuperava altri reperti, a Brescia è cominciata la guerra delle prove. Da una parte la Procura, dall’altra la difesa di Guglielmo Gatti, presunto assassino di Aldo e Luisa Donegani. La controffensiva dell’indagato riparte dal suo alibi. Fino a ieri il nipote della coppia uccisa non ne aveva. Ora ce l’avrebbe: è stato ricostruito dallo stesso Gatti durante un colloquio con il suo legale, Luca Broli: «Guglielmo Gatti continua a sostenere la propria innocenza e a dirsi estraneo ai gravi fatti di sangue imputatigli, ritenendo di poter fornire una valida giustificazione, ossia possiamo dire che ha un alibi». In che cosa consista l’avvocato non vuole dirlo. Ma è probabile che l’avvocato sia alla ricerca di alcuni testimoni in grado di dire d’aver visto Gatti a Brescia o nelle immediate vicinanze della città nello stesso momento in cui i testi della Procura l’hanno visto al Vivione e nell’albergo di Breno.
La difesa oggi potrebbe presentare ricorso al tribunale del Riesame per ottenere la scarcerazione di Gatti e si prepara a svolgere le proprie indagini: «Su ognuno degli indizi contro Gatti - dice Broli - sarà fatta una verifica attenta anche dai consulenti da me incaricati. Ora aspettiamo soltanto che i Ris finiscano i loro test, poi una volta ricevuti tutti i risultati, partiremo con le controverifiche».
La Procura continua ad andare alla ricerca di altri indizi contro Guglielmo Gatti. Ieri sono state sequestrate le registrazioni di un sistema di sorveglianza di un benzinaio. Il distributore si trova poco lontano dal luogo del ritrovamento dei corpi e potrebbe aver ripreso il nipote dei Donegani. Ma dai primi riscontri non ci sarebbero tracce di Gatti nei filmati. Nei prossimi giorni verranno fatti ulteriori accertamenti. Una prova abbastanza forte c’è già: ed è il suo nome sul registro degli ospiti dell’hotel Giardino di Breno. Ma Guglielmo continua a negare, così il video del distributore di benzina sarebbe una conferma. Nell’abitazione di Gatti sarebbe stato trovato anche lo scontrino della verdura acquistata dai Donegani al supermercato il 30 luglio. Quella spesa in parte fu lanciata nel dirupo del passo del Vivione, dove venne recuperato un sacchetto con del sedano: sull’etichetta c’era la data del 30 luglio. Dopo aver individuato il negozio in cui sono state acquistate le cesoie, le indagini della Procura si concentrano ora sulla possibile arma del delitto. Gli investigatori stanno passando al setaccio le farmacie di Brescia e dell’hinterland per appurare se Guglielmo Gatti abbia acquistato nei giorni precedenti l’omicidio sostanze in grado di uccidere o comunque ridurre all’impotenza gli zii. Si tratterebbe di un’altra prova contro il nipote delle vittime. Ma potrebbe essercene anche un’altra, e questa sarebbe decisiva: nell’abitazione di Gatti sarebbero state trovate tracce di sangue compatibili con quelle scoperte dal Ris di Parma grazie all'esame del luminol e appartenenti ad Aldo Donegani.