Trovato in un’auto cadavere carbonizzato

Vittima del mistero. L’hanno bruciato in fretta, quasi di corsa, abbandonato dove gli altri passano per andare a lavorare in un cantiere. Ammazzato, ancora non si riesce a capire come in una strada sterrata alla frazione Capriano di Briosco. Un viottolo, che s’infila nelle campagne da via Leopardi. Gli inquirenti, sono alle prese con un giallo in piena regola: fino a tarda sera non avevano in mano alcun particolare per arrivare a dipanare la matassa. Non ci sono indizi. Solo un corpo, irriconoscibile seduto sul sedile posteriore di un’Alfa 145. Al momento la rosa delle ipotesi è ampia. Il barbaro delitto e il fuoco, forse non appiccato per l’ultima offesa, ma per guadagnare ore preziose, sugli investigatori. È un cadavere orfano perfino della propria identità. Perché l’assassino, per avere il tempo di andare lontano, non ha voluto lasciargli neppure la dignità del nome e del cognome. Così da ieri alle 13,15 i carabinieri del reparto operativo di Monza e quelli della compagnia di Seregno, hanno di che grattarsi il capo. Senza indizi, senza certezze, devono comunque riuscire a fiutare la traccia, devono trovare il dettaglio, il particolare, l’incongruenza che li indirizzi ai killer. Chi indaga si è fatto l’idea d’essere di fronte non ad un omicidio improvvisato, ma ad un’esecuzione. Non c’è dubbio l’uomo o la donna senza vita ritrovato ieri è stato giustiziato. Forse gli hanno sparato con una pistola, forse lo hanno strangolato. Il medico legale, Daniela Schillaci non ha potuto fare molto: un primo esame sui poveri resti non gli ha neppure consentito di stabilire la data delle morte. Su quella stradina senza nome e senza asfalto di notte frequentata anche da coppiette, può essere successo di tutto. Se si trattasse di un regolamento di conti come mai i sicari hanno deciso di “cancellare” la vittima proprio in pieno giorno, dove arrivano gli occhi dei curiosi? A pochi metri dall’Alfa, incenerita c’è una ditta commerciale. Avventurosa anche l’ipotesi, che la vittima sia stata giustiziata lontano e poi trasportata fino a Capriano per essere carbonizzata. Impossibile, anche escludere che l’uomo o la donna sia stato ucciso, mentre era dentro l’auto in compagnia di chissà chi. Gli uomini del maggiore Roberto Fabiani e quelli del capitano Luigi Spenga indagano a tappeto.