Trovato l’archivio segreto di Corona

Sia il fotografo sia Mora avevano sempre negato l’esistenza di una «banca dati»

Gian Marco Chiocci e Gianluigi Nuzzi
Trovato l'archivio segreto di Fabrizio Corona. La squadra mobile di Potenza l'ha scovato l'altro ieri in uno studio a Milano, non si sa quanto direttamente riconducibile al fotografo dei vip arrestato nell'ambito della nota inchiesta denominata «Vallettopoli». Nel corso del blitz i poliziotti hanno sequestrato alcuni computer, decine e decine di cdrom, dischetti, centinaia di scatti fotocopiati, agende, schede telefoniche, memorie di hard disc, riferimenti cartacei e informatici a personaggi noti, molti dei quali ripetutamente citati nell'inchiesta del pubblico ministero Henry John Woodcock.

Sul contenuto dell'archivio circolano le indiscrezioni più clamorose, filtrano anche i primi nominativi eccellenti ma allo stato è tutto rigorosamente top secret. È presto per dire se all'interno dei pc siano state rintracciate prove dell'attività ricattatoria ipotizzata dal pm titolare dell'inchiesta che nell'ordinanza d'arresto, relativamente al capitolo Sircana-Maroni, s'era mostrato sicuro dell'esistenza di una banca-dati riservata finalizzata a consistenti richieste estorsive: «Dalle risultanze investigative acquisite - è scritto nel documento della Procura potentina - emerge un aspetto più che significativo ed allarmante sotto il profilo della sussistenza delle esigenze cautelari, legato alla predisposizione da parte del sodalizio in oggetto di un vero e proprio archivio costituito da materiale, in particolare fotografico, da utilizzare in futuro per ulteriori estorsioni, ovvero per ricattare personaggi influenti. Quanto appena detto appare inconfutabilmente provato da talune conversazioni qui di seguito riportate che riguardano esponenti politici e/o vicini alle cariche istituzionali più importanti della Nazione, individuati ed indicati come potenziali destinatari di ricatti».

Gli esempi citati dal Pm, com'è noto, sono quelli di Roberto Sircana, neo portavoce unico del governo, e del leghista Roberto Maroni sul quale si era dimostrato interessato ad avere alcune foto compromettenti l'agente dei vip, Lele Mora.
La svolta nell'inchiesta si colora, però, di giallo. Potrebbe infatti esserci una gola profonda che nelle ultime ore ha rivelato agli inquirenti il luogo dove Corona, o qualche suo «sodale», temendo sviluppi imminenti dalle indagini, avrebbe nascosto il materiale più «sensibile». Non si spiega altrimenti il comportamento della procura potentina che, indagando su Corona e sull'archivio segreto, improvvisamente ha disposto ulteriori accessi due giorni dopo aver perquisito casa e ufficio del fotografo arrestato.

Sia Mora che Corona hanno ripetutamente negato l'esistenza di un maxi-contenitore fotografico con scatti compromettenti per gli esponenti politici. L'agente dei vip, a margine del suo interrogatorio, è stato lapidario: «L'archivio segreto? Non esiste, non c'è. Io non ho a che fare con uomini politici, rappresento soltanto artisti, non mischio sacro e profano». Anche l'avvocato Francesca Strano, difensore di Fabrizio Corona, venerdì scorso ha smentito l'esistenza di contenitori top secret: «Non esiste un book di Corona sui politici».