Troviamo punti d’incontro o vediamoci al bar

Gent.ssima Sig.ra Parodi, mi permetto di esprimere un parere in merito alla sua lettera comparsa su «il Giornale» della settimana scorsa, caratterizzata da forti accuse che hanno già generato risposte altrettanto astiose.
Non ribatto i punti che mi riguardano direttamente, vale a dire le accuse dirette ai colori rossoblù, perché cadrei nel tranello della polemica futile riportando tesi opposte ed altrettanto estreme quali le Sue argomentazioni. Certo, sarebbe meglio che ognuno pensasse al proprio orticello…
Traggo invece spunti interessanti per provare ad incamerare una discussione su temi un po’ più elevati (pur trattandosi di squadre di calcio) della sterile polemica.
Prendo ad esempio Sue frasi quali «la Samp non ha santi in paradiso», «la battaglia condotta da Garrone contro questo mondo marcio», «squadre che non dovrebbero neppure esserci», «un campionato dove si sa già quali saranno le prime 3 o 4».
Do il mio benvenuto alla Sig.ra Parodi nel vasto gruppo di chi comincia a stancarsi di questo carrozzone chiamato calcio: non so lei, ma così com’è strutturato a me personalmente non piace più. Di motivi ne avevo già elencati in lettere precedenti e pubblicate in queste pagine: poche società con in mano potere politico, introiti televisivi, potere di compiere illeciti (sportivi ed amministrativi), sentenza Bossman, rose troppo ampie, calciatori troppo pagati, partite truccate, inesistenza di cultura sportiva, stadi pieni di delinquenti. Devo andare avanti? Desolante vero?
Come osserva, di argomenti per concordare un comune disappunto ce ne sono a bizzeffe nonostante le nostre profonde divisioni su colori, storia, tradizioni e mentalità.
Ed allora perché non concentrarsi su questi argomenti, piuttosto che fare esempi negativi sui cugini per fare risaltare le proprie (eventuali) virtù?
Prendiamo i gesti di intemperanza impersonati (a suo dire) dalla gradinata Nord e dai suoi esponenti. Sono pienamente d’accordo nel condannarli, ma questo non implica che dall’altra parte non si siano verificati altri fatti altrettanto vergognosi: Intemperanze per la retrocessione (Samp-Bari 98/99 ultima di serie A), rissa nella sud con ferimento di un capo questore (era un derby); rissa tra genoani e sampdoriani (altro derby); bomboletta sulla capoccia di Buffon (scorso anno); quella dei rubinetti a Pagliuca è scontata, ma non meno grave. Forse in valore assoluto ci possono essere delle differenze (legate anche a situazioni diverse), ma credo che il denominatore comune di idiozia non adeguatamente repressa sia la cosa più rilevante. E allora perché non denunciare l’imbecillità senza dire che gli altri sono più rissosi per questo o quel fatto? Non sarebbe meglio?
Contemporaneamente, è stanca dei ripetuti abusi e violazioni di poche ricche squadre a scapito di tutte le altre (noi e voi compresi)? Altro punto in comune. Certo che se la Juventus riceve favori arbitrali o Roma e Lazio vengono salvate ingiustamente tutti indignati, ma quando il Genoa viene cacciato in serie C con un processo farsa (che viene addirittura studiato oggi come eccezione nella prassi giurisprudenziale) nessuno dica nulla, anzi tutti a festeggiare. E se un giorno Garrone diventasse antipatico a Carraro? Sia chiaro che non voglio escludere le responsabilità di Preziosi (a testimonianza miei interventi precedenti su queste pagine), ma la vicenda Genoa non rientra nella categoria «società senza santi in paradiso» (come dice lei della Samp nel suo intervento)?
E delle partite truccate? Prontissimi a massacrare Preziosi e il Genoa, ma nessuno che denunci la generalità e diffusione del fenomeno. Lei pensa di non aver mai visto partite pilotate? io non mi azzardo a dire si, ma la mano sul fuoco sul contrario lei la metterebbe?
Parliamo poi dei diritti televisivi? Concordo con lei che con l’attuale squilibrio sia difficile avere una pari competitività nonché le stesse chances di vittoria. E dico di più: condividerei la linea dura di Garrone, se non ci fossero dietro delle contraddizioni. Strano infatti che la critica sia diretta principalmente all’attuale presidente del consiglio in periodo di campagna elettorale per giunta accusandolo per una legge fatta dal un precedente governo (D’Alema) di ben altro colore e qualità; così come è strana la durissima presa di posizione di Garrone pronta però a placarsi in caso di congrua offerta alla Sampdoria (Telecom?). Ma la sua è una battaglia per i diritti delle piccole in generale o esclusivamente per la Sampdoria?
Infine, non so lei, ma per me riesce difficile sposare in pieno la battaglia contro lo strapotere delle Grandi squadre, poiché esso nasce anche dalla sacrosanta legge di mercato, che premia le loro maggiori dimensioni, bravura manageriale e seguito di tifosi. È una bella contraddizione: politicamente schierato per il libero mercato, il liberismo, ma nel calcio legato a principi opposti quali uguaglianza per tutti o spartizione equa delle risorse disponibili e non in base alla meritocrazia.
Infine lo stadio nuovo.
Io personalmente sono dell’idea che Garrone se ne può costruire anche 4 di stadi nuovi, ma sposo appieno la tesi del Dott. Lussana quando ha detto che se stadio nuovo sarà sia finanziato completamente da capitali privati e non dai contribuenti già abbastanza vessati dai governanti locali rosso-verdi. Uno stadio c’è già, ed è un ottimo stadio. A noi piace da morire e la consideriamo una casa. A voi no? Volete la cittadella? Costruitevela, ma a spese vostre. Coi soldi della collettività puntiamo su altre opere sicuramente più prioritarie: strade, autostrade, ferrovie, il porto, nuove carceri.
Come vede, se si riuscisse a stare sopra alla polemica sterile sfruttando questo spazio gentilmente concesso dal «nostro» quotidiano, si potrebbe cercare di salire di livello. E questo senza fare il moralista su sfottò, campanilismo e prese in giro: ma per queste cose vediamoci in un Bar o allo stadio.