Truccati i conti della previdenza la riforma costerà più del doppio

Roma - La riforma della riforma previdenziale costerà il doppio rispetto a quanto preventivato dal governo. Non i 10 miliardi di euro che, secondo l’esecutivo, dovrebbero bastare a coprire sia la sostituzione dello scalone previsto dalla Maroni con il sistema misto scalini-quote, sia l’esclusione dei lavoratori addetti ad attività usuranti da ogni innalzamento dell’età pensionabile. In tutto, nei dieci anni di entrata a regime, le novità introdotte dal governo Prodi costeranno 23,8 miliardi.

Cifra incompatibile con la situazione italiana, denuncia Giovane Italia. L’associazione guidata da Stefania Craxi ha deciso di spiegare alla Commissione europea, al Fondo monetario internazionale e all’Ocse, che le cifre fornite dal ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa sul futuro della previdenza italiana non sono realistiche. Alle istituzioni internazionali arriverà un dossier redatto dall’esperto di previdenza Giuliano Cazzola dove si spiegano le implicazioni della «controriforma previdenziale».

A non tornare sono in primo luogo i conti sui costi dell'abolizione dello scalone. Il governo ha previsto che in dieci anni ci saranno 345mila pensionati in più per effetto della riforma e 7,5 miliardi di costi aggiuntivi per la previdenza. Secondo Cazzola, per avvicinarsi alla realtà bisogna aggiungere almeno altri 174mila pensionati e un maggior onere decennale di 3,8 miliardi. Ma se la riforma del governo Prodi è una bomba a orologeria lo si deve soprattutto alla vicenda degli usuranti, cioè di quei lavoratori che saranno esclusi da ogni stretta sull’anzianità. Il tetto di 5.000 pensioni anticipate all’anno è saltato ed è rimasto solo un generico tetto di spesa che non reggerà alla prova dei ricorsi degli esclusi. L’effetto minimo sarà quello di quintuplicare la platea degli interessati e quindi la spesa: dai 2,5 miliardi previsti dal governo si arriverà a 10-12,5 miliardi.
Che la vicenda abbia un fondamento è emerso anche da una polemica tra i ministri Cesare Damiano e Paolo Ferrero andata in scena ieri. Il responsabile del lavoro (Pd) ha ribadito di non transigere rispetto al limite di spesa previsto per gli usuranti, ma il ministro della Solidarietà (Prc) gli ha ricordato che «i diritti soggettivi o ci sono o non ci sono». In altre parole, l’esclusione alla fine coinvolgerà tutte le categorie individuate dal disegno di legge sul welfare che vanno dagli addetti alla catena di montaggio a chi ha svolto un lavoro notturno. Tesi che i sindacati sostengono da tempo. E che, paradossalmente, coincide con quella di chi nel centrodestra si sta battendo per bloccare la riforma. Segno, secondo i deputati di Forza italia Simone Baldelli e Luigi Fabbri, che «in tema di welfare, c’è aria di crisi nella maggioranza».

Poi c’è il capitolo delle coperture. Cazzola è convinto che la «razionalizzazione degli enti previdenziali», cioè la creazione della Super-Inps, non darà alcun risparmio. E che quindi scatterà la clausola di salvaguardia che comporta un nuovo aumento dei contributi previdenziali dello 0,09 per cento a carico di tutte le categorie di lavoratori. Un aggravio che si aggiunge agli aumenti dei contributi e delle imposte che pesano sui redditi delle persone per effetto dell’ultima Finanziaria. Giovane Italia li ha calcolati, mettendo in evidenza come un lavoratore autonomo per un compenso di 18mila euro nel 2011, rispetto al 2006, dovrà pagare 1.500 euro in più all’anno (500 euro un Co.co.co).

Il dossier non ha affrontato il capitolo Lavoro del ddl sul welfare, attualmente all’esame della Camera. Ieri se ne è occupato Maurizio Sacconi di Forza Italia, che ha ricordato le deleghe attraverso le quali il governo può introdurre altre radicali modifiche alla legge Biagi. Deleghe che secondo l’esponente azzurro «spariranno dalla commissione Lavoro, dove si sta esaminando il testo, e finiranno in Finanziaria». Per il momento sotto i riflettori del governo è finito il contratto di apprendistato. Il ministro del Lavoro Cesare Damiano ha annunciato che ci potranno essere interventi per ridurne la durata.