Il trucchetto della sinistra per restare ancora a galla

Illusionismo, ovvero Massimo D’Alema e Vannino Chiti come Silvan. E se l’illustre mago di casa nostra finge di fare a pezzi una donna per stupire alla fine nel mostrarla intera, la sinistra italiana, il cui corpo è a pezzi, finge che tutta la politica sia un sol corpo tutto in frantumi, centrodestra compreso. Parlare di illusionismo, cioè di apparenza ingannevole, è tristemente appropriato ed è l’effetto del vero degrado della sinistra italiana. Il suo ultimo trucco è questo: denunciare la profonda crisi di fiducia dei cittadini nei confronti di tutti i partiti per coprire il fallimento individuale di una parte di essi. È quanto il ministro degli Esteri ha offerto sia alla riflessione collettiva che all’uso di sponda dei suoi. Con il ministro Chiti in prima fila.
È una storia che parte dal crollo del comunismo ed approda alla coalizione «contro natura» dell’attuale centrosinistra. La prima tappa quindi fu la fine, quella sì vera, della idea comunista della società. L’ultima il connubio innaturale celebrato soltanto in nome dell’antiberlusconismo. Ed è una storia di sconfitte. Infatti anche la incerta e striminzita affermazione del centrosinistra alle scorse elezioni politiche non possiede una patente sostanziale che la legittimi a definirsi vittoria politica, bensì risultato meramente inibitorio dell’attività del governo Berlusconi. Una vittoria politica avrebbe comportato ben altro, e cioè l’affermazione di uno scenario sociale solido e condiviso dai suoi proponenti. Accanto a questa genetica inconsistenza del centrosinistra, che da sola legittimerebbe l’allarme di D’Alema, si pone invece la sua astuta pretesa di mal comune. Ora, se storicamente è proprio della condizione di cittadino guardare alla classe politica con sentimenti altalenanti, è anche vero che a volte, come agli inizi degli anni ’90, la situazione può esplodere. E oggi può esplodere, nel centrosinistra. Tanto che è stata calata in mare la scialuppa di salvataggio chiamata Pd, talmente zavorrata, però, che è già sott’acqua.
La sponda Chiti tenta il gioco di prestigio con le carte delle responsabilità. E scarica genericamente su partiti e quantità di parlamentari l’affaticamento del rapporto fiduciario con i cittadini. Purtroppo per lui il trucco si vede. Riduzione dei costi della politica e del numero degli eletti, infatti, erano contenuti in quella riforma del centrodestra che è stata prontamente bocciata dal centrosinistra. Soltanto sua quindi la responsabilità. Anzi la colpa grave. Un’occhiata alla moltiplicazione dei seggi consiliari nelle regioni rosse e dei sottosegretari nel governo Prodi lascia allibiti, anzi indignati. E la riduzione delle poltrone invocata da Chiti appare garbatamente beffarda. Quanto ai partiti, questi non meritano una censura così superficiale. È infatti la Costituzione che, con l’articolo 49, gli conferisce il ruolo primario di espressione democratica per determinare la politica nazionale. Tutti i partiti, quindi, dovrebbero contenere il seme del modello di società espresso poi dalle leggi, cioè dall’attività parlamentare. Ma in questa fase storica italiana i partiti del centrosinistra contengono un vulnus letale perché esprimono un modello di società (?) con un solo elemento in comune, un solo seme: la guerra totale a Silvio Berlusconi. Un po’ poco per pretendere di chiamarsi politica e meritare la fiducia costante dei cittadini.
Non potendo fare di più e sentendo altamente conflittuali al proprio interno i temi economici, il debolissimo governo di centrosinistra si autoalimenta spostando il dibattito su temi delicati quali quelli etici, coinvolgenti e rumorosi. Poco gli importa di esporre a pericolosi capitomboli la società come si vorrebbe con i Dico. Ma così l’esecutivo finge di esistere e pretende, come D’Alema e Chiti in questi ultimi giorni, di spalmare la disistima degli elettori propri e altrui su tutta la classe politica in generale. Soltanto su un tema siamo tutti d’accordo, quello che attiene alla vigilanza sulla questione morale. Tema impervio poiché tocca gli aspetti meno visibili dei singoli comportamenti, ma che ha conseguenze sulla credibilità della idea stessa di classe dirigente. Tema sempre attuale anche se millenario. Nell’allarme tattico di D’Alema e dei suoi, comunque, è contenuta una buona notizia: che dietro al tentativo di illusionismo per far credere che la crisi di fiducia percuota tutti i partiti vi è invece la mascherata consapevolezza del centrosinistra di non meritare la stima degli elettori e questa confessione allarga sia la porta d’uscita al governo Prodi che la speranza dei più.
* presidente dei senatori
di Forza Italia