«Fra trucchi e casse da morto siamo il vero circo del rock»

Sono il simbolo della trasgressione ma Gene Simmons dice: «Non mi sono mai ubriacato e non ho mai fumato nemmeno una sigaretta»

nostro inviato a Verona
Innanzitutto presentiamolo: Gene Simmons è il leader dei Kiss, il gruppo rock di New York che da 35 anni si presenta in scena con costumi fantascientifici e volti pitturati, in un geniale incrocio tra il teatro kabuki e il burlesque. Ridendo e scherzando, hanno venduto 80 milioni di dischi, hanno creato polemiche dappertutto, hanno fatto imbestialire i critici ma sono un simbolo: dell’esagerazione, dei concerti trionfali, della musica fatta apposta per divertirsi ad alto volume.
Il loro motto (mantenuto) semplicemente è: rock tutta la notte e feste tutto il giorno. E lui, che è un tanghero di 59 anni nato ad Hajfa in Israele e alto quasi due metri, famosissimo per la lunga lingua che srotola ogni tre per due, si diverte ancora perché ha fatto un patto con il diavolo ma non solo con lui. Ieri pomeriggio, prima del loro concerto all’Arena, tutta Verona era invasa non solo da rockettari di lungo corso, ma anche da ragazzini tutti belli vestiti con le t-shirt con quell’inconfondibile e pacchianissimo logo: Kiss con le due esse che sembrano fulmini. E c’è poco da riderci su: la band è un marchio che fattura ogni anno milioni di dollari perché sa vendere un sogno, quello del puro divertimento, che le band di oggi hanno trasformato in un’utopia lontana lontana.
Allora mister Simmons, i Kiss tornano in Italia dopo dieci anni.
«E dobbiamo celebrare l’incredibile successo dei tre dvd Kissology: cinque milioni di copie, il più grande successo che abbiamo mai avuto».
Ma non siete stanchi di guadagnare palate di dollari?
«I Kiss non sono mai stati un ente di beneficenza».
Stampate il vostro logo su profilattici e casse da morto. C’è chi, per stare qualche ora con voi, spende ben 1500 dollari.
«Troppo poco».
Sembrate venire da un altro pianeta. Oggi la crisi ha appiedato quasi tutte le band.
«Il mondo discografico l’ha ucciso Internet. Con questo andazzo non avrebbero mai potuto esserci i Kiss o i Rolling Stones o i Beatles. E neanche Rita Pavone o la Pfm. Le nuove band non hanno futuro».
Eppure i Radiohead hanno messo a disposizione anche gratis su Internet il loro nuovo disco.
«Ma hanno già detto che è stato per una volta sola. Nessun artista - neanche Leonardo da Vinci o Michelangelo - ha mai fatto arte senza prima essere pagato. Io quando vedo che c’è musica gratis, mi chiedo subito quale sia l’inganno».
Lei durante I love it loud vola addirittura in cielo.
«Mi tirano su con una fune a una velocità di 40/50 miglia. E io sono terrorizzato ogni sera. Di sotto vedo un pezzo di inferno».
E poi sputa letteralmente fuoco.
«E qualche volta, come nel ’97, mi si incendiano i capelli. Così ho imparato una tecnica salvavita».
Mai pensato di abolire tutti i trucchi e gli effetti scenici?
«Noi non siamo gli U2 che fanno solo canzoni. La gente paga un biglietto molto caro per vederci e noi offriamo un autentico circo rock, uno spettacolo audio e video».
Siete una leggenda del rock.
«Ma io non mi sono mai ubriacato e non ho mai fumato una sigaretta».
Diciamo che ad aiutare la fama c’è anche la sua leggenda: dicono che abbia avuto 4600 donne.
«Più o meno è così. E alcune centinaia erano italiane».
Ma non si è stancato di questa immagine?
«Per via dell’età? Solo i bianchi hanno questa paura. Ha mai sentito un nero lamentarsi che BB King ha più di ottanta anni?».