«Trucchi a Milano cambiati i miei quiz»

Caro direttore,
le racconto cosa è capitato a una persona come me, con la voglia di intraprendere una professione, perché la si sente come un comodo indumento sulla propria pelle. Che desidera davvero studiare e si rende conto che in Italia non è più un diritto, ma un privilegio di pochi eletti.
Io, Eleonora ho anelato così tanto al mio sogno, che nonostante non avessi superato il test d'ammissione la prima volta, ho deciso di non arrendermi. E così, per scommessa, mi sono iscritta alla facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali, corso di laurea in Scienze biologiche e nel 2006 ho conseguito la laurea, in tre anni esatti. Da gennaio 2007 fino ad agosto 2007 ho continuato la mia preparazione concentrandomi solo sull’ammissione alla facoltà di Medicina e chirurgia.
Ho fatto tutto questo con senso di abnegazione, credendo che le conoscenze acquisite nel corso di questi tre anni mi permettessero di superare i famigerati test, vista l’affinità di argomenti tra le domande proposte e le materie da me studiate. E invece, l’ennesima beffa, stesso copione, stesse regole del gioco, valide solo per chi ha potuto seguire la strada dell'imbroglio e dell'intrallazzo. Dalle Alpi alle piramidi il criterio è sempre uguale: ragazzi con una Maturità appena conseguita sono schizzati come proiettili ai primi posti in graduatoria, segno che i soldi aprono qualsiasi porta e che la preparazione è diventata ormai solo un optional.
Ho svolto la mia prova presso l'Università degli studi di Milano; la mia prima perplessità è stata riguardo al fatto che il regolamento del test prevedeva di apporre un codice a barre, consegnato all'entrata nell'aula di svolgimento del test, solo sulla scheda anagrafica, senza che un codice identico potesse essere incollato sulla scheda delle risposte in modo da poter poi ricollegare, al momento della correzione, la persona alla prova svolta. Ho terminato il mio test col sorriso sulle labbra poiché le domande proposte erano perfettamente alla mia portata.
Escono i primi risultati: dopo aver visionato quello che doveva essere il mio compito non l'ho riconosciuto come mio. Avendo conseguito la Maturità classica con il massimo dei voti (e sottolineo che a me non è stato mai regalato niente poiché appartenente a una famiglia molto povera), non potevo di certo sbagliare domande che vertevano su Dante, Ariosto, Quasimodo o la derivazione della parola «clima» contrariamente a quanto risultato dalle risposte «spacciate» per mie da qualche «furbastro». Ci vuole davvero una bella faccia tosta, per far questo!
Che dire poi dell’Università Vita e Salute del S. Raffaele... ospedale, università di gran pregio e gran fama, seconda solo alla nomea che si è creata per la gran quantità di quattrini sborsati per ammettere i figli dei ricchi al corso di laurea in Medicina e chirurgia. No signori, questa non è una calunnia gratuita: mentre io ero sotto esame, mio padre assisteva, davanti al Centro Congressi della Fiera di Milano dove il 6 settembre c. a. si sono svolte le selezioni, alla preoccupazione di un padre (un signore calvo ma comunque sorridente e sicuro di sé) che si chiedeva se suo figlio fosse riuscito a sedere a fianco allo specialista pagato per svolgere il compito in sua vece.
Vorrei inoltre aggiungere, che ognuno di noi studenti aveva borse, cellulari e quant'altro sotto la propria sedia e nessuno si è preoccupato di controllare che i ragazzi non «abusassero» di questi strumenti di comunicazione e le aule erano davvero sconfinate!
Io ho incentrato tutto sulle mie forze, perché reputo di essere preparata, tant'è che chiedo espressamente al ministero di essere interrogata con tutti quei lattanti che hanno ricevuto l'idoneità al test, mentre io ancora una volta dovrei dire addio ai miei sogni e alla mio desiderio di intraprendere questa strada.