Il trucco c’è ma Montezemolo non lo vede La Finanziaria? Trappola per le imprese

Ma chi ha ragione? Mario Sensini che sul Corriere della Sera racconta come Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa cerchino di nascondere, per non irritare Rifondazione, il regalo che il governo ha fatto alle imprese sull'Ires e l'Irap? O Franco Bechis su Italia Oggi, che ha fatto due conti e ha scoperto come questa Finanziaria sottragga risorse alle imprese per oltre 900 milioni di euro? Il Giornale ieri ha dato nuovi elementi per giudicare, mentre intanto molti industriali si sono convinti che siano Bechis (e il Giornale) ad avere ragione e si domandano perché mai Luca Cordero di Montezemolo abbia dato tanto credito al governo: oltre tutto infrangendo una prassi consolidata per cui Confindustria dà giudizi precisi sulla Finanziaria solo a giochi avvenuti, anche per non esporsi a figuracce. Perché Montezemolo esterna tanto? C'è solo un'irrefrenabile esigenza di visibilità in vista dell'uscita da viale dell'Astronomia? E domani a Capri, durante il convegno dei giovani industriali che si apre oggi, il presidente correggerà i suoi avventati giudizi?
A proposito di giovani industriali, c'è grande irritazione a via XX settembre a Roma, negli uffici del ministero dell'Economia. A Capri si è invitato di tutto: Massimo D'Alema, Giuliano Amato, l'amico di famiglia Carlo De Benedetti, persino il pm Francesco Greco, e non si dà la parola a chi nel governo si occupa di economia, perdipiù mentre si sta discutendo la Finanziaria.
Grandi manovre tra gli imprenditori veneti. Andrea Riello, oggi presidente, è impegnato per ottenere una vicepresidenza nazionale per un imprenditore della sua regione e la guida dell'editoriale Sole 24 Ore. Non è una battaglia personale: Riello non aspira a niente pensando piuttosto a un impegno antipolitico in politica (con Forza Italia?). Massimo Calearo è in pole position per la vicepresidenza nazionale, con delega ai problemi dell'internazionalizzazione. L'impegno di Calearo è ancora più forte da quando un suo storico avversario, il governatore Giancarlo Galan, gli ha bloccato l'ascesa alla Camera di Commercio vicentina. Presidente dei veneti dovrebbe diventare Andrea Tomat. A lui dovrebbe subentrare come presidente di Unindustria di Treviso Luciano Miotto. Per la quasi impossibile conquista della guida dell'editoriale Sole, Innocenzo Cipolletta sta spingendo Antonio Favrin, amministratore delegato del gruppo Marzotto.
Ma veramente Diana Bracco si è schierata contro la candidatura di Emma Marcegaglia alla guida di Confindustria? C'è chi fa notare come la Marcegaglia sia nel consiglio di amministrazione della Bracco perché voluta fortissimamente dalla presidentessa di Assolombarda.
Maurizio Beretta ha spiegato nella tradizionale riunione dei direttori di categoria e associazione di Confindustria di lunedì 24 settembre, i motivi che hanno portato alla scelta di Luca Paolazzi alla guida del Centro studi: oggi la ricerca è troppo costosa, è necessario cercarla «sul mercato» al meglio e poi utilizzarla per il sistema confindustriale e nella comunicazione. Per un lavoro così, non c'è figura professionale migliore di quella di Paolazzi, grande giornalista, ottimo organizzatore e solido economista. Le considerazioni su Paolazzi sono centratissime. Ma era necessario smantellare la ricerca del Centro confindustriale, invidiata in tutta Europa?
Cisl, Uil e Cgil stanno facendo fuoco e fiamme contro un accordo di maggioranza che cambi il protocollo di luglio su pensioni e welfare: far votare il «protocollo» da milioni di lavoratori e poi modificarlo con un accordo di maggioranza (anche con provvedimenti 2 come li ha definiti Lamberto Dini), significa scavalcare «a sinistra» i sindacati delegittimandoli. E Confindustria tra la necessità di relazioni industriali costruite finalmente su basi solide (dopo tutti i valzer superficiali compiuti con la Cgil) e un aiutino a un governo pericolante, che cosa sceglie? Difenderà fino in fondo - come dice Montezemolo - il «protocollo» di luglio togliendo la firma se sarà modificato?