Il trucco degli islamici: ora abbandonano la piazza

Gli islamici prima innescano la protesta, poi cedono la piazza ai laici. In questo modo ogni morto in più diventerà un voto per i Fratelli Musulmani

Il trucco c’è ma non si vede. Non si vede perché i Fratelli Musulmani in piazza Tahrir non ci sono. Mentre il loro grande nemico, il capo del Consiglio militare Mohamed Hussein Tantawi annuncia la nascita di un nuovo governo di unità nazionale e si dice pronto a lasciare il potere entro il 30 giugno i Fratelli Musulmani si tengono alla larga da scontri, manifestazioni e disordini. Seguono alla lettera l’appello di Mohamed Beltagy, uno dei capi di Libertà e Giustizia, il partito considerato il loro paravento politico. «Nonostante sottoscriva le ragioni della vostra rabbia nessuno deve farsi coinvolgere in un escalation capace di generare caos e gravi danni, non dovete - scrive Beltagy - offrire occasioni a chi cerca giustificazioni per ritardare la transizione verso un esecutivo civile con pieni poteri e continuare il cammino della gloriosa rivoluzione».
Il trucco, nascosto dietro gli scontri, il sangue e la quarantina di morti di piazza Tahrir, è tutto lì. In quell’appello si cela il piano dei Fratelli Musulmani per arrivare in fretta al voto, conquistare il potere e non mollarlo più. Per capirlo basta collegare parole e fatti. L’ultima ondata di scontri inizia venerdì quando i Fratelli Musulmani guidano il ritorno in piazza sfruttando la massa critica dei fedeli delle moschee. Ma slogan, proteste e scontri a loro interessano poco. Li lasciano agli utili idioti laici e liberali. Agli stessi a cui, nove mesi fa, fecero credere di esser i veri protagonisti della rivoluzione. E così dopo aver lanciato il sasso, dopo aver innescato la «seconda rivoluzione» ritirano i propri militanti, lasciano che a protestare, morire e delegittimare i generali siano gli avversari liberali e laici.
Ogni cadavere, ogni ferito, ogni proiettile è un voto in più per loro e tanta credibilità in meno per il Consiglio Supremo dell’odiato feldmaresciallo Tantawi. Del resto perché manifestare. Come spiega Beltagy quel che conta sono le elezioni. I Fratelli Musulmani, grazie alla loro ben oliata macchina politico-religiosa sono gli unici in grado di conquistare un maggioranza assoluta, monopolizzare il parlamento, varare una costituzione islamica, conquistare la presidenza e guidare il governo. Tutto il resto conta poco. I primi a saperlo sono Tantawi e i generali che ora capiscono di esser caduti in trappola. Una trappola preparata da quei Fratelli Musulmani con cui l’ex ministro della difesa e i suoi generali negoziano sottobanco fin dallo scorso febbraio. Una trappola finale scattata ad una settimana dalla tornata elettorale che inizia il 29 novembre per concludersi a primavera.
Nell’ambito di questa grande sfida tra generali e islamisti le dimissioni del governo fantoccio del premier Essam Sharaf sono un evento assolutamente irrilevante. Sharaf, non a caso, deve attendere il via libera dei generali per potersene andare. E questi ultimi prima di licenziarlo discutono proprio con i Fratelli Musulmani la formazione di un esecutivo di unità nazionale guidato dall’ex presidente dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica Mohammed el Baradei. Conosciutissimo all’estero El Baradei resta l’espressione di un’elite lontanissima dalle decine di milioni di diseredati condannati a vivere con 50 euro al mese su cui si basa la forza elettorale degli islamisti. Accettando la carica El Baradei renderà solo un servizio ai due grandi duellanti. Consentirà ai Fratelli Musulmani di arrivare al voto fingendo di non esser scesi a compromessi con il potere. Offrirà ai militari un altro paravento per restare in sella e rimandare la data dell’addio al potere. Secondo quanto promesso ieri da Tantawi quella data dovrebbe coincidere con lo svolgimento delle elezioni presidenziali e con il 30 giugno del prossimo anno. In verità quella data la decideranno i Fratelli Musulmani quando tratteranno la resa dei generali con la forza dei propri voti. Con buona pace della rivoluzione liberale e dei suoi utili idioti.