Il trucco di Tonino per incassare soldi pubblici

Di Pietro (con la sua sola firma) cambia lo statuto ma è un bluff. Così l’associazione di famiglia continuerà a gestire la cassa Idv. Il notaio che ha firmato l'atto aveva avuto l'ordine di tenerlo nascosto

di Paolo Bracalini e Gian Marco Chiocci

Tana per Tonino! È finito il gioco a nascondino di Antonio Di Pietro. Abbiamo trovato l’atto che l’ex pm teneva nascosto: il verbale di modifica dello statuto Idv, documento fondamentale per capire se il cambiamento nella gestione dei soldi pubblici pubblicizzato dal paladino della legalità è reale o di facciata. Messo alle strette dal Giornale che aveva documentato le anomalie nella gestione delle finanze dell’Idv, in una confusione di ruoli tra Associazione di famiglia (che si sostituisce al partito nella percezione e gestione dei fondi elettorali) e Movimento-Partito (che deposita le liste), a inizio anno l’ex pm giurò che avrebbe messo le cose a posto a cominciare dallo statuto del partito. E così sembrava aver fatto, il 9 gennaio scorso, recandosi dal notaio di fiducia di Bergamo, Giovanni Vacirca. Sembrava, appunto. Perché da subito l’ex pm – accusato di una gestione «personale» dei soldi del partito - non rese pubblico l’atto sottoscritto, impedendo a chiunque di sapere chi, e a che titolo, aveva messo la firma in calce al documento. Forse il Nostro non voleva si sapesse che le cose erano rimaste tali e quali a prima, che il tanto sbandierato «nuovo statuto» non era mai entrato in vigore anche perché mai approvato dall’assemblea degli associati, cioè dagli iscritti dell’Idv, ma solo dall’associazione di famiglia. Insomma, il buon Di Pietro aveva paura che si scoprisse il bluff. Per questo motivo aveva detto al notaio di non fornire quel documento al Giornale, che da giorni chiedeva chiarimenti in merito. Purtroppo per il leader Idv, alla fine, quell’atto il Giornale è riuscito a recuperarlo. E dalla lettura emerge la prova che la modifica dello statuto avvenuta il 9 gennaio 2009 è appunto solo un’operazione di facciata, perché effettuata dal solo Antonio Di Pietro, in qualità di presidente dell’Associazione Italia dei valori, ovvero dell’associazione di famiglia composta da Tonino, dalla moglie, dalla tesoriera Silvana Mura. L’unica firma in calce al documento è la sua. Dunque, l’associazione di famiglia che in via di fatto percepiva i rimborsi elettorali al posto del partito, rimane, eccome. Ed essendosi auto-approvato l'ennesimo statuto della sua associazione di famiglia, Di Pietro vorrebbe tutto proseguisse com’era. Sostituendosi al partito, nella consueta carenza di controlli della Camera nella percezione e nella gestione dei fondi elettorali. È chiaro che non basta che l’associazione di famiglia modifichi il proprio statuto dichiarando di essere un partito, perché quello statuto diventi lo statuto del partito, che nulla mai ha approvato. Di Pietro e le due socie continueranno a gestire i quattrini pubblici senza che nessuno, nel partito o nell’Ufficio di Presidenza del Movimento (un soggetto «virtuale» in quanto mai approvato dagli iscritti del Movimento politico) possa dire nulla. Ma ci sono anche altri aspetti che non tornano. [TESTO]Il 9 gennaio 2009 Di Pietro ha modificato lo statuto richiamandosi al primo statuto Idv approvato il 29 settembre 2000. E in forza di questo richiamo si è attribuito il potere che derivava allora al Presidente di convocazione dell’assemblea generale (art.6). Questo statuto del 2000 è stato però sostituito da più statuti successivi (9 gennaio 2001, 21 marzo 2001, 5 novembre 2003, 24 luglio 2004). L’ultimo, quello vigente, del 2004, attribuisce la rappresentanza legale, e quindi il potere di convocazione dell’assemblea dell’associazione, non al Presidente del partito ma alla tesoriera Silvana Mura che il 9 gennaio 2009 non era presente. Ha convocato lei l’assemblea? E se mai l’ha fatto, perché non ha conferito la delega di rappresentanza della sua qualità di socio a Di Pietro che andava dal notaio? E come mai nell’atto non compare nemmeno la delega della moglie, socia anch’essa? [/TESTO]Insomma, un’operazione che somiglia a un gioco delle tre carte. Di Pietro ha annunciato d’aver modificato lo statuto ma si è ben guardato – per mesi – dal rendere noto il verbale di modifica. Perché lo statuto sì e il verbale no? Lo abbiamo chiesto ripetutamente al suo notaio di Bergamo che, all’inizio, dopo aver chiesto l’autorizzazione al leader, con non poco imbarazzo ci ha fatto sapere che l’onorevole non gradiva dar pubblicità al documento. Forse perché dalla lettura dell’atto notarile - come anticipato - si scopre che Di Pietro è andato a Bergamo da solo e ha disposto la modifica dello statuto dell’associazione di famiglia quale presidente della stessa. Inutile dire che non c'è uno straccio di delibera assembleare del partito, che del resto non ha mai approvato nulla, neppure i rendiconti previsti dalla legge n. 2 del 1997 che sono stati invece sempre e solo auto approvati, ancora una volta dallo stesso Di Pietro quale presidente dell’associazione. E poi, se questa non fosse la prova che qualcosa non torna nella gestione del partito, perché Di Pietro avrebbe voluto tenere nascosto proprio quest'atto, prima non pubblicandolo sul sito del partito e poi negando al suo notaio l’autorizzazione a renderlo pubblico? Un atto pubblico per legge, si badi, che Di Pietro ha tentato di non rendere pubblico. C'è molto di strano, in tutto questo. È come se Franceschini andasse dal notaio di fiducia e modificasse lo statuto del Pd. Ovvio che nessuno nel Pd riterrebbe legittimo il nuovo statuto. Ma per l’Idv, evidentemente tutto è possibile. Sempre per rimanere nel paragone con l’alleato, lo Statuto del Pd è stato approvato nel febbraio 2008 dall’Assemblea costituente del Pd, composta da quasi 3mila delegati. Non certo dal solo Walter Veltroni. Dunque, statuto ad personam e partito ad personam. Alcuni parlamentari dell’Idv, contattati dal Giornale, confessano imbarazzati: «Ricordo che in un esecutivo si parlò della modifica dello statuto, ma solo come valutazione preventiva. Non c’è stata in seguito nessuna votazione di quel nuovo testo, che come tale non è mai entrato in vigore. Spero si farà dopo le amministrative», dice uno di loro. «Ma quale statuto? Ma si sa che sono parole, è da anni che si parla di un congresso, e chi lo ha visto mai?», si sfoga un altro. Ricapitolando, dunque: la situazione è rimasta tale e quale a quella denunciata mesi fa dal Giornale. Resta la distinzione (riconosciuta dal Tribunale di Roma) tra Associazione e partito, e rimane quindi aperta la questione della gestione personale e senza regole né controlli dei fondi pubblici al partito. Certo, nel nuovo statuto c’è scritto che spetta all’Ufficio di presidenza, non più solo al Presidente, il compito di «approvare annualmente il rendiconto economico finanziario richiesto dalle vigenti leggi e il rendiconto con i relativi allegati previsti dalle leggi sulla contabilità dei partiti politici e sui rimborsi elettorali» (art. 10). Ma se lo statuto non è stato approvato dal partito, e se anzi è stato disposto solo da Di Pietro, che valore potrà mai avere? Nulla è cambiato, allora, se non in peggio. L’associazione di famiglia rimane. La sostituzione dell’associazione al movimento politico nella gestione dei finanziamenti pubblici anche. È e resta una associazione di tre persone, non un Movimento politico con migliaia di iscritti. Fino a prova contraria i fondi perciò continuano ad essere incassati dall’associazione di famiglia Di Pietro, i cui soci continuano ad essere, sino a prova contraria, Susanna Mazzoleni e Silvana Mura, oltre allo stesso Di Pietro. Ma quando, dentro l’Idv, verrà risolta per davvero questa situazione di partito-personalistico? Si badi che è stato lo stesso Di Pietro a dire, in una intervista a Repubblica, che l’Idv è ancora nella fase “personalistica”, cioè la sua. L’Idv non ha avuto mai congressi, ci sono soltanto degli Incontri nazionali, il settembre di ogni anno (nel 2008 c’è stato il terzo), ma che non hanno niente a che fare con i congressi, somigliano piuttosto a delle semplici feste di partito. Mai nessuno ha votato la leadership di Tonino, come nessuno ha votato lo statuto o la modifica dello stesso statuto a gennaio dell’anno scorso. Il partito è individuale (lo ha detto Di Pietro), ma i soldi sono pubblici. E sono milioni di euro, una bella fetta in arrivo tra un mese, entro il 31 luglio. I rendiconti dell’Idv che la legge riserva solo a partiti o movimenti politici, sono stati approvati dal 2001 al 2007 dal solo Di Pietro quale presidente dell’associazione ristretta o di famiglia, che partito non è. Decine di milioni di euro sono stati pagati dalla Camera al soggetto «sbagliato», cioè all’associazione di famiglia che s’è sostituita al movimento, in un conto corrente intestato all’associazione stessa. Ad oggi niente è cambiato: i soldi son destinati a finire nelle casse dell’associazione, dove finivano prima della grande pulizia annunciata da Antonio Di Pietro.