Truffa da 200 milioni Bassolino ai giudici: "Firmai senza leggere"

Sui rifiuti il presidente della Campania rischia il rinvio a giudizio con imputazioni gravi. Si difende così: "Siglavo le ordinanze ma non me ne occupavo". Lo smentisce il suo ex braccio destro

Il governatore della munnezza ha i giorni contati. Lunedì prossimo, infatti, la già scomoda posizione di Antonio Bassolino nell’inchiesta sulle presunte irregolarità nel ciclo della gestione dei rifiuti rischia di aggravarsi irrimediabilmente nell’udienza davanti al gup. Si comincerà a parlare di rinvio a giudizio per frode in fornitura pubblica, violazioni ambientali, abuso d’ufficio e truffa aggravata: reati contestati dalla procura di Napoli che indaga sulla concessione degli appalti e sui contratti di fornitura all’Ati (costituita dalle spa Fibe e Fisia) che avrebbe dovuto provvedere alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti rispettando regole inderogabili puntualmente disattese. Secondo i pm, il commissario straordinario Bassolino non solo non ha vigilato ma ha procurato all’Ati «un ingiusto vantaggio patrimoniale». E lo avrebbe fatto chiudendo sistematicamente gli occhi su numerose inadempienze, controfirmando anche più ordinanze «che consentivano la continua violazione dell’obbligo contrattuale». Come se non bastasse, l’omessa vigilanza ha comportato un raggiro alla presidenza del Consiglio a cui sarebbe stato così impedito «di risolvere la perenne emergenza ambientale e di acquisire la piena cognizione dell’inadempimento contrattuale». L’ammontare del danno-truffa sfiora i 200 milioni di euro.
Negli interrogatori del 23 aprile 2004 e del 19 luglio 2005, l’indagato Bassolino ha detto che lui firmava e basta poiché il suo incarico al commissariato era politico e non tecnico: «Ho sempre assunto come mia stella polare il principio della separazione tra politica e attività amministrativa, mi sono occupato solo di scelte strategiche, al resto pensava la struttura organizzativa. Firmavo le ordinanze, ma non leggevo le carte». Il suo ex braccio destro, Massimo Paolucci, lo smentisce a verbale: «Bassolino sapeva tutto sui rifiuti, lo informavo personalmente sulle problematiche dell’Ati». L’ex vicerè di Napoli, continua Paolucci, era a conoscenza anche delle assunzioni in massa sollecitate dai sindaci. «Bassolino - scrivono i pm Noviello e Sirleo - si spingeva addirittura attraverso la propria segretaria a preoccuparsi di raccomandare assunzioni alla Fibe», a riprova della presunta contiguità tra il Commissariato e la società che aveva vinto l’appalto. Nell’era commissariale di Bassolino i posti di lavoro assegnati sono costati 144 milioni di euro. Nel 2001, solo per l’(inesistente) raccolta differenziata hanno trovato un impiego fisso 2.400 lavoratori, alcuni - stando al «dossier Catenacci» - guadagnano tutt’oggi 1.500 euro. Gli emolumenti per la dirigenza del commissariato sono invece passati dai 16mila l’anno con Rastrelli (An) al milionecentoquarantamila della gestione Bassolino (anno 2003) che in quasi cinque anni è riuscita anche a offrire 2 consulenze a settimana per cinque anni con un totale di 500 incarichi per 9 milioni di euro. E che dire del call center ambientale Pan, assegnato senza gara in una settimana, costato oltre 3 milioni di euro? Per rispondere a 4 chiamate al giorno vengo impiegate 35 persone. Assunte tutte a tempo indeterminato.
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