Truffa da 260 milioni di dollari: le briciole in Italia

La somma sottratta da due ex dirigenti a un fondo d’investimento canadese: parte del tesoro ritrovato a Milano

Gianluigi Nuzzi

da Milano

L’ultima traccia del bottino è apparsa poche settimane fa a Milano, in una banca di viale Montenero. Oltre 5 milioni di dollari spostati rapidamente da un avvocato di Ginevra. Si tratta di briciole e agli inquirenti deve bruciare ancora. Ma lo sanno, la caccia al tesoro, ai 260 milioni di euro sottratti da una coppia di dipendenti al fondo d’investimento canadese Portus (Ontario), è appena iniziata. Ma ci sono già abbastanza elementi per indicare la somma come frutto della truffa più clamorosa mai compiuta ai danni di un fondo d’investimento.
Così a battere ogni pista si sono messi investigatori delle giubbe rosse di Toronto, della polizia valutaria della Gdf e magistrati come il procuratore federale di Lugano Andrea Gianini e il pm Giuseppina Barbara della procura di Milano. Entrambi indagano per riciclaggio, dopo che Portus (26mila sottoscrittori e 500milioni di euro di raccolta) è stato di fatto saccheggiato da alcuni ex dirigenti, come sostiene ora la società Kpmg, nominata commissario del fondo.
Per individuare i rivoli di denaro gli inquirenti stanno mettendo insieme i passaggi finanziari e, soprattutto, stanno ricostruendo gli ultimi mesi di frenetica attività della coppia Manor. Si tratta di Boaz Manor, 31 anni, ex factotum del Portus, e della sua gentil consorte Danielle. Lei, usando il suadente alias di Wendy Su Lan, avrebbe aiutato il coniuge a drenare il bottino dal fondo e a disperderlo cancellando le tracce. È infatti proprio questo che rende tecnicamente difficile capire i trasferimenti di denaro, visto che Manor e l’abile Wendy per Kpmg avrebbero distrutto documenti elettronici e bruciato quegli atti contabili e bancari che avrebbero permesso di localizzare i fondi investiti.
L’incredibile storia è iniziata a emergere in Canada nel febbraio scorso quando gli organi di vigilanza hanno monitorato attività e conti di Portus. Ma era già troppo tardi. Quando infatti Kpmg è stata nominata commissario e ha ottenuto dai giudici la delega per interrogare Manor sulla gestione delle risorse, il giovane factotum era già sparito. Trasferito in Israele. A questo punto Kpmg ha denunciato i Manor a Milano per riciclaggio di 260 milioni di euro, tramite gli avvocati Astolfo Di Amato e Roberto Pisano. In Canada hanno anche fatto due conti. E ci si è accorti che parte degli investimenti, per 170 milioni di euro, erano finiti su un conto corrente fiduciario di Portus alle Bermuda e da qui, in parte, su depositi di una società negli Stati Uniti. Quest’ultima, la Eidolon Inc. e la Paradigm Alternative asset management Inc. potrebbero ricondurre allo sfuggente Manor. Sulle altre risorse, invece, nebbia fitta: tutto l’archivio è sparito. Intanto i sottoscrittori iniziavano a porre domande, come alcuni garbati avvocati di multinazionali Usa che avevano staccato assegni per quasi 50 milioni di euro da far investire a Portus. «Dove sono i soldi dei nostri clienti?». E Kpmg ha fatto spallucce: «Dei vostri investimenti non c’è più traccia». Spariti anche quelli. Per alcuni mesi non viene fuori nulla. Sembra certo che almeno 100 milioni di euro siano finiti da noi e in Svizzera. Poi la labile traccia che porta all’agenzia di viale Montenero. Gli inquirenti si concentrano sui prelievi dell’avvocato ginevrino Jean Pierre Regli e della signora Rima Hamdam, moglie dell’ex direttore della Banca nazionale libanese. Su quei conti sono arrivati milioni di euro in operazioni sospette. Ma Regli da chi ha ricevuto delega? Mistero. Si potrebbe chiederlo al direttore che c’era all’epoca dei bonifici, ma è già trasferito a un’agenzia di Monza. Lì una collega risponde che è in ferie. A questo punto siamo di nuovo su binario morto.
Kpmg invece approfondisce e indica ai giudici una lista di una dozzina di possibili soggetti che tra Milano, Lugano e Ginevra potrebbero aver compiuto operazioni di portage per conto dei coniugi Manor. Ma i tempi delle inchieste purtroppo non sono gli stessi di chi opera con società off shore e nella dissimulazione finanziaria. Manor invece se ne sta tranquillo in Israele. Aspetta che passi la tempesta.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it