Truffa alle banche da 15 milioni: in manette la banda dei clochard

Raccoglievano barboni alla stazione, sulle panchine, nei dormitori pubblici. Davano loro una bella lavata, li sbarbavano e li rimettevano a nuovo e poi li mandavano in banca ad aprire un conto corrente. Poi con il libretto degli assegni firmato in bianco, mettevano a segno truffe a raffica, per un ammontare di circa quindici milioni. Ieri però la polizia ha stroncato questo giro arrestando otto persone, denunciando altre quaranta.
L’operazione è stata portata a termine dagli investigatori del commissariato Monforte Vittoria, diretti da Edmondo Capecelatro, in collaborazione con il «pool assegni» della Procura, dopo che tre barboni si erano presentati nei loro uffici. «Siamo stanchi - hanno dichiarato - di essere “perseguitati” dalle banche senza avere fatto nulla». Da qui gli accertamenti che hanno portato alla scoperta di una ramificata organizzazione al vertice della quale si trovavano padre e figlio, Salvatore e Paolo P., di 60 e 31 anni.
Un reclutatore, sempre lo stesso, ingaggiava disperati in giro per la città, promettevano 400 euro per mettere solo alcune firmette su dei documenti. Se accettavano veniva rifocillati, portati dal barbiere, rivestiti di tutto punto. Riacquistato un aspetto civile, venivano accompagnati in banca dove versavano i soliti 500 euro, quindi si facevano consegnare un po’ di carnet di assegni, prontamente firmati dal clochard.
A quel punto il prestanome veniva liquidato e poteva tornare alla sua panchina, mentre i truffatori si davano da fare. Operando su due fronti. Vendendo gli assegni, che quando sono «puliti» hanno un loro bel prezzo sul mercato, oppure acquistando merce, abbigliamento, borse, scarpe ma anche elettrodomestici. Merce prontamente rivenduta sotto costo a commercianti, quasi sempre ambulanti, qualche volta ignari della truffa, spesso consapevoli di ricettare prodotti frutto di un illecito.
L’impunità era quasi assicurata anche perché come spesso avviene nel commercio, la merce veniva pagata «30/60/90», vale a dire postdatando gli effetti. Anche perché molti grossisti poi li giravano a loro volta come fosse denaro contante. Spesso quindi l’assegno veniva protestato anche mesi dopo. A quel punto la banca iniziava a cercare il cliente, trovandosi di fronte a un disperato senza arte ne parte. Lasciando quasi sempre perdere. In una circostanza però qualche istituto di credito è andato a fondo, facendo scoprire la mega truffa. Impressionanti i numeri: il trucco andava avanti da almeno sei o sette anni, coinvolgendo almeno settanta barboni, titolari di almeno trecento conti in varie banche della Lombardia, con un giro di affari di almeno quindici milioni.