Truffa da cento milioni alla sanità: un coro di critiche contro Marrazzo

IL GOVERNATORE «Nel 2008 i controlli sulle strutture e i centri sono stati quintuplicati»

Accertamenti fantasma mai effettuati ma rimborsati dalla Regione. La truffa realizzata da 33 laboratori privati, messa in luce da un’indagine dell’Asp, da una parte fa cantar vittoria al commissario Piero Marrazzo, dall’altra ha calamitato le critiche di esponenti della maggioranza e dell’opposizione, che chiedono una profonda riforma dei sistemi di controllo.
Truffare la Regione, infatti, non è difficile. Basta che il medico di famiglia prescriva accertamenti a un paziente e lo spedisca presso un centro compiacente, che non li effettua, ma chiede comunque il rimborso alla Regione. Naturalmente il ricavato può essere spartito tranquillamente tra i titolari del laboratorio, il presunto cliente e il medico stesso. Allora si spiega il raggiro di dieci milioni, tra tac, analisi e accertamenti, che si è trovato davanti l’assessorato alla Sanità. E si spiega anche come a Roma lo stesso malato possa essere operato 1600 volte di cataratta.
«Nella nuova sanità del Lazio non c’è spazio né alcuna tolleranza per le truffe - dichiara Marrazzo -. L’inchiesta che coinvolge laboratori privati e medici nasce da un input preciso che ho personalmente dato al direttore generale dell’Asp nell’autunno 2007». «L’indagine sulla presunta truffa realizzata da 33 laboratori privati - prosegue - dice che la rete dei sistemi di controllo realizzata e potenziata in questi anni dalla nostra amministrazione funziona ed è in grado di intercettare ed evidenziare comportamenti anomali, far intervenire la magistratura e avviare l’immediato recupero dei fondi distratti».
Il presidente spiega che la relazione dell’amministrazione è stata immediata. «Per quanto riguarda i centri implicati nella vicenda - dichiara Marrazzo - è stata bloccata l’erogazione di finanziamenti ulteriori e sono stati sospesi gli eventuali saldi rispetto ai budget degli anni scorsi. Allo stesso tempo, sono state avviate le procedure per il recupero di somme erogate e non dovute. Tale operazione ha permesso di risparmiare dai 50 ai 100 milioni di euro». Il commissario ricorda che esiste già una convenzione con la guardia di finanza per verificare comportamenti anomali e che l’organismo verrà potenziato a gennaio, quando diverrà operativa la nuova struttura ispettiva dell’assessorato sanità, di cui faranno parte rappresentanti delle forze dell’ordine».
«Nel corso del 2008 - conclude Marrazzo - i controlli sull’appropriatezza da parte dell’Asp sono quintuplicati e hanno permesso di recuperare almeno altri 100 milioni».
Non è della stessa opinione Donato Robilotta, capogruppo alla Regione di Sr-Pdl. «Alcuni mesi fa il presidente D'Ubaldo in una riunione della commissione sanità - spiega - denunciò che con il solo controllo del 2 per cento delle prestazioni l’Asp aveva messo in luce almeno 160 milioni di inappropriatezze e di analisi fantasma. Lanciò un grido di allarme che Marrazzo ha lasciato inascoltato perché i controlli bassi erano e bassi sono rimasti».
Più duro il sottosegretario per i Beni e le attività culturali, Francesco Maria Giro. «La Regione è allo sbando - dichiara - divisa da lotte intestine all’interno della maggioranza, che hanno costretto il governatore a innumerevoli rimpasti di giunta. Anche alla luce di questo scandalo gli chiediamo di gettare la spugna».
«Attendiamo una dichiarazione di Marrazzo per sapere come mai un cittadino del Lazio può essere operato di cataratta 1600 volte in un anno - fa eco Francesco Storace, capogruppo de La Destra -. Il risanatore si conferma un chiacchierone». Alessio D’Amato, consigliere regionale del Pd, infine, sostiene che la percentuale delle verifiche è insufficiente: «Abbiamo bisogno di una governance ordinaria e puntuale, basti pensare che i dati a cui si riferiva la denuncia dell’Asp risalgono a qualche anno fa e li conosciamo solo ora».