«Truffa al Comune, processate banche e manager»

Cinque anni fa, quando il contratto venne firmato, sembrò un affare. Cinque anni dopo, al termine dell’inchiesta della Procura, l’unico affare pare l’abbiano fatto le banche. È il bond trentennale da 1 miliardo e 685 milioni sottoscritto dalla giunta dell’allora sindaco Gabriele Albertini, per ristrutturare i debiti di Palazzo Marino, accompagnato da prodotti di finanza derivata. Era il 2005. Quel contratto, rinegoziato per sei volte, avrebbe invece provocato un buco nei conti pubblici di 101 milioni di euro. Colpa dell’innalzamento dei tassi di interesse e delle turbolenze dei mercati finanziari, ma non solo. Secondo la procura, fu una vera e propria truffa con cui gli istituti di credito si sarebbero assicurati l’enorme profitto.
Per questo, nel corso dell’udienza preliminare di ieri, il procuratore aggiunto Alfredo Robledo - titolare dell’indagine condotta dal Nucleo di polizia tributaria della gdf - ha rinnovato la richiesta di rinvio a giudizio per le quattro banche advisor (Deutsche, Depfa, JP Morgan e Ubs), undici manager (tra i quali Gaetano Bassolino, figlio dell’ex presidente della Regione Campania, e Simone Rondelli, ex funzionario di JP Morgan, indagato anche in un’inchiesta del pm Luigi Orsi sull’alterazione delle quotazioni della Saras, l’azienda della famiglia Moratti), e due ex funzionari di Palazzo Marino (l’ex direttore generale Giorgio Porta e il consulente economico del sindaco Albertini, Mario Mauri). Il gup Simone Luerti, inoltre, ha rigettato l’eccezione preliminare sollevata dai legali delle banche in cui si chiedeva la nullità di quegli atti che non fossero stati tradotti nella lingua del Paese in cui gli istituti stessi hanno sede. In sostanza, è la linea del giudice, per anni le banche si sono relazionate con il Comune di Milano in italiano. Dunque, anche se straniere, hanno dimostrato di conoscere la lingua.
Secondo il pm Robledo, gli imputati avrebbero truffato «dolosamente» l’amministrazione, certificando «falsamente» la «sussistenza delle condizioni di convenienza economica per l’Ente territoriale», allo scopo di arrivare all’emissione obbligazionaria, invece di suggerire la «rinegoziazione dei mutui» stipulati dal Comune, causando così «passività» per l’amministrazione. Il tutto, sotto la regia di Porta. L’ex direttore generale di Palazzo Marino, scriveva il pm nella richiesta di rinvio a giudizio notificata nel novembre scorso, avrebbe «organizzato, controllato e coordinato l’operazione finanziaria». Un’operazione che, a soli due anni di distanza dalla firma, aveva mostrato le prime crepe. Già nel 2007, infatti, il contratto derivato aveva smesso di essere conveniente per le casse pubbliche, con un valore negativo del mark to market che nel corso del tempo è arrivato a sfiorare i 300 milioni. Una situazione su cui si era espressa con preoccupazione anche la Corte dei Conti della Lombardia, sottolineando (era la primavera scorsa) come fosse «estremamente significativo» il «rischio assunto dal Comune», soprattutto per «la gestione delle future risorse dell’Ente».
Anche il sindaco Letizia Moratti, che ha affidato a un pool di specialisti (gli avvocati Giuseppe Lombardi, Carlo Federico Grosso, Lotario Dittrich e Maria Rita Surano) la causa civile contro le quattro banche, era intervenuta via web per accusare gli istituti di credito. «Le banche ci hanno truffato», era il messaggio lanciato da Youtube. In quell’occasione, il primo cittadino aveva chiesto al governo di escludere il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato tra quelli coperti dal processo breve. «Il Comune ha subito un danno notevole — aveva detto il sindaco — e per noi è molto importante che possa esserci questo procedimento».