LA TRUFFA DEI «MODERATI»

Sono «moderati». Se lo dicono e se lo ripetono in continuazione: «Noi moderati del centrosinistra», «Noi che portiamo in politica i valori del cattolicesimo democratico», «Noi, unico argine alla deriva plutocratica del berlusconismo, in prima linea per la difesa dei valori».
Lo dicono e lo ripetono con talmente tanta convinzione - soprattutto quelli della Margherita, con eloquio da seminarista dolce, sguardo da premio della bontà e dolcezza inversamente proporzionale alla durezza dei proclami dei loro alleati - che, a volte, quasi, viene voglia di crederci. E vien quasi la tentazione di pensare che anche gli ex comunisti davvero non mangino più i bambini, che davvero i claudiburlandi tenerissimi e dolcissimi da campagna elettorale siano creature reali e non mitologiche, in grado di rassicurare anche i moderati più moderati.
Poi, però, li vedi all’opera. E vedi, ad esempio, che i loro alleati in maggioranza sono assolutamente contrari allo sviluppo, si chiami esso Tav o - se condito con il sugo di noci - Terzo Valico. E la colpa non è certo di Rifondazione, cossuttiani o Verdi, che hanno sempre detto di non volerli. La colpa è dei «moderati» del centrosinistra, Ds compresi, che con la mano destra firmano i tracciati delle grandi opere e con la sinistra guidano i marciatori in rivolta. A Genova come a Torino.
Oppure, vedi - ad esempio - il caso di Enrico Cimaschi, un signore nominato sulla base delle sue competenze in un organismo di controllo televisivo, con delibera firmata dalla giunta di centrosinistra. Niente di particolarmente remunerativo, anzi. Ma, comunque, l’uomo giusto al posto giusto. Poi, all’improvviso, il colpo di scena. Raccontato, come sempre, solo dal Giornale, nel silenzio del resto del mondo della stampa genovese. Compresa quella «moderata». Cimaschi non va bene. Motivo? «È cattolico». Al rogo. Nel silenzio dell’opposizione moderata, senza virgolette. Con l’unica eccezione dei biasottiani.
O, ancora, l’ultimo clamoroso caso dell’altro giorno. Il cardinale Bertone, durante la messa dell’Immacolata, attacca pesantemente la maggioranza di centrosinistra per il voto in Regione a favore della pillola abortiva: «Sant’Agostino narrava la fuga dei responsabili civili ed ecclesiastici all’arrivo dei barbari. Esprimo il dolore della Chiesa di fronte a quanto si è verificato con l’insensibilità e l’allineamento di diversi cattolici impegnati in politica». E ancora: «Ho ben presente chi ha votato contro, chi si è astenuto e chi era assente al momento del voto in Regione sulla Ru486».
Leggete l’articolo di Ferruccio Repetti per capire chi sono gli uomini un fuga. Sì, i «moderati» della domenica. Quelli che si fanno vedere a messa a far sì con il capo, devotissimi. Al martedì, poi, votano contro.