La truffa dell’energia pulita: «Rubati al Comune 16 milioni»

Un concorso di scultura sul tema «Un futuro per le pietre del Verbano-Cusio-Ossola». Un «centro dimostrativo energetico per la mobilità sostenibile nell’area Bocconi/Ravizza». Un «luogo interattivo per informare e formare i visitatori sulle principali cause degli incidenti/stradali ai danni di pedoni». E via di questo passo: buttando ogni volta, in progetti strampalati o astrusi, secchiate di denaro pubblico. Sono i progetti pagati dal Comune di Milano attraverso la Zincar, la società municipale che doveva occuparsi dei progetti per l’ecologia applicata ai trasporti. E che succhiò al Comune più di sedici milioni per progetti uno più bislacco dell’altro, venendo poi a sua volta dissanguata e finendo in bancarotta.
Ieri, dopo oltre tre anni di accertamenti, la Procura ha chiuso le indagini sul caso Zincar: i pm Alfredo Robledo e Giovanni Polizzi hanno spiccato l’avviso - che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio - per cinque indagati: due sono la coppia di comando di Zincar, fallita ufficialmente nel maggio 1989, ovvero l’ex direttore generale Francesco Baldanzi e l’ex amministratore unico Antonio Bardeschi; poi ci sono i due manager del Comune che stipulavano gli accordi con Zincar, ovvero il caposettore dell'Ambiente e mobilità, Giuseppe Cozza, e il responsabile dei progetti cofinanziati Mario Grippa; infine c’è un privato, Domenico Liviero, titolare di una delle società che incassarono i soldi di Zincar per progetti inverosimili o mai realizzati.
Le accuse sono di concorso in bancarotta, falso in bilancio, truffa al Comune. Ma a colpire è soprattutto il campionario di idee senza capo nè coda in cui la società di Palazzo Marino sperperò il suo capitale: tutti progetti ispirati da sentimenti politicamente corretti, come la tutela dell’ambiente, della sicurezza, dell’educazione. E che nelle mani di Zincar si trasformano in imprese ai limiti del ridicolo. Che soldi pubblici siano stati spesi per finanziare queste imprese fa tanto più effetto adesso, quando a Milano è tempo di bilancio: tanto che il sindaco Giuliano Pisapia annuncia la costituzione del Comune come parte civile, anche se le speranze di recuperare i quattrini sono davvero poche.
Almeno 250mila euro destinati al «sistema sperimentale di navigazione urbana per facilitare la mobilità degli utenti con ridotte o assenti capacità visive» sono stati spesi per «manifestazione e studi sul centenario del Traforo del Sempione» e iniziative connesse; 390mila euro stanziati per il «Sistema integrato per la comunicazione attiva» finivano alla Poliarkes, la società di Liviero di cui lo stesso Baldanzi era socio con «l’incarico di progettare e realizzare un modello di giubbotto per motociclisti»; 350mila euro venivano stanziati per «la realizzazione di dieci stazioni di ricarica per veicoli elettrici», di cui ne vennero prodotte solo due, «peraltro mai entrate in funzione»; 528mila euro se ne vanno per «una unità di produzione di idrogeno da collocare presso il sito industriale della Bicocca»; 137mila euro per «un progetto volto alla realizzazione di studi ed analisi propedeutiche all'istituzione del centro Permanente della Sicurezza Urbana»; 638mila euro per un «modesto simulatore di guida» e 111mila euro per «un progetto di auditorium tecnologico polivalente» destinato al progetto precedente; 1 milione e 722mila euro per un edificio denominato CSU-Ecobuilding in via Drago, di cui non è mai stato posato neanche il primo mattone.