Truffa e pedopornografia, arrestato Marcelletti

Sul professore, primario di cardiochirurgia infantile al Civico di Palermo, il sospetto di ricoveri a pagamento. Le accuse: peculato, truffa e concussione. La difesa: &quot;Innocente&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=259738" target="_blank">Quando pianse in tv per le gemelle siamesi</a></strong>

Dirigeva il reparto dell’Ospedale civico di Palermo, dove operava i bambini malati di cuore, come fosse casa sua. Ieri alcuni piccoli pazienti lo aspettavano per essere operati, ma Carlo Marcelletti è rimasto in casa. Agli arresti domiciliari. La Procura di Palermo lo accusa di una sfilza di reati gravissimi: truffa, concussione, peculato e, in coda, detenzione di materiale pedopornografico. Un’inchiesta, partita un anno fa con il ritrovamento della testa di un cane mozzato nell’auto di una donna, avrebbe scoperchiato una gestione «personalistica e illecita» della Divisione di cardiochirurgia pediatrica.
Nessuno mette in discussione le straordinarie capacità tecniche di Marcelletti, il mago del bisturi che per primo ha effettuato nel nostro Paese un trapianto di cuore su un bambino, ma la Guardia di finanza e la Squadra mobile costruiscono un altro ritratto, tutto in nero, anche se da verificare; secondo gli investigatori Marcelletti aiutava sì i piccoli pazienti ma lo faceva con un sistema tutto suo, immerso nell’illegalità: chi voleva una «corsia preferenziale» e magari una sistemazione logistica migliore e un comfort adeguato pagava cifre che non avrebbe dovuto sborsare; attenzione: questi denari non andavano direttamente a lui, ma sotto forma di donazioni all’Abc, l’Associazione per la cura del Bambino cardiopatico, una onlus che però era da presieduta e gestita dal chirurgo. In questo modo la legge veniva infranta almeno due volte: c’era il ricatto nei confronti di famiglie disperate - ecco la concussione - e la truffa verso l’Ospedale, perché il Civico perdeva gli incassi che Marcelletti avrebbe dovuto girare alla struttura per la sua attività intramoenia. Come se non bastasse, parte dei soldi raccolti non veniva utilizzata per finanziare le attività meritorie della onlus, ma serviva per mantenere lo stesso Marcelletti: in pratica i genitori pagavano senza saperlo cene e viaggi. E ancora, il professore si sarebbe appropriato - di qui il peculato - delle somme destinate all’ospedale. Un quadro inquietante quello disegnato dagli investigatori che hanno effettuato numerose intercettazioni telefoniche e ambientali, ascoltato testimoni su testimoni, raccolto documenti.

La difesa ridimensiona gli episodi e in sostanza li attribuisce alla farraginosità delle norme: «Si tratterebbe - spiega l’avvocato Roberto Tricoli - di atti di gestione, di modesto valore. Peraltro i medesimi si prestano a divergenze interpretative sul piano amministrativo e allo stato non risulta alcuna doglianza o contestazione da parte dell’azienda ospedaliera». Pasticci, dunque. I Pm la pensano diversamente e sostengono di avere le prove di due episodi di concussione, cinque di truffa e otto di peculato. Per questo avevano chiesto l’arresto in carcere del luminare, ma il gip, vista la fedina penale immacolata, ha deciso per la soluzione più soft. In pratica Marcelletti avrebbe gestito il suo reparto senza la minima trasparenza, come e più di una clinica privata: le famiglie non venivano mai indirizzate alle casse centrali dell’ospedale e i soldi targati Abc venivano utilizzati per «cene e viaggi con persone estranee all’associazione o per l’acquisto di beni e servizi attestati da fatture in realtà relative ad operazioni fittizie o compiute da soggetti diversi da Abc».

Insomma, a sentire gli investigatori nulla funzionava per il verso giusto e anche il sistema delle forniture e degli appalti rispondeva a criteri clientelari e illegali: tre imprenditori sono stati iscritti nel registro degli indagati e alcune perquisizioni sono state effettuate fra il Lazio e la Sicilia, cominciando dalla clinica Paideia di Roma, la prestigiosa casa di cura in cui Marcelletti ha uno studio.

Infine, ad aumentare l’imbarazzo, ecco gli mms, 5 o 6, ad alto contenuto erotico trovati nella memoria del telefonino: le foto riprendevano il fondoschiena e i seni di una minorenne - di età inferiore ai 14 anni - di cui non si vede il volto, ma che sarebbe stata identificata perché i messaggi partivano da un cellulare intestato alla madre. Si era parlato anche di rapporti con una minore, ma Tricoli smentisce: «Notizie assolutamente non veritiere». «Ho sentito per telefono Marcelletti - aggiunge l’avvocato Maurizio Piazza - era assolutamente determinato e sereno». Ma al Civico, in attesa dell’interrogatorio previsto per domani, mettono le mani avanti: «Se le accuse gravi e pesanti fossero confermate - afferma il direttore Francesco Licata di Baucina - l’azienda è pronta a costituirsi parte civile». A breve Marcelletti sarà sospeso dalla professione.