La truffa di Madoff: Borse col fiato sospeso

Dopo la scoperta del crac da 50 miliardi di dollari, si teme un nuovo
effetto domino sui mercati. Colpiti fondi hedge in tutto il mondo. La
Consob indaga sulle possibili perdite in Italia. Santander esposta per
2,3 miliardi. Per Bnp un "rosso" di 230 milioni

Oggi si apre l'ultima settimana piena di Borsa prima della fine dell’anno e se c'è una cosa di cui i mercati non avevano bisogno era una maxi truffa finanziaria, in grado di diminuire ulteriormente la fiducia. Gli hedge fund gestiti dall'ex capo del Nasdaq Bernard Madoff hanno lasciato un buco da 50 miliardi di dollari, superiore al crac della Lehman Brothers e ora quello che tutti cercano di capire è in quali portafogli si annidano le maggiori perdite.

La domanda interessa sia i piccoli risparmiatori sia i cosiddetti investitori istituzionali: banche, assicurazioni, società finanziarie, che hanno bilanci già tartassati dai subprime, dalla stretta creditizia e dalla crisi economica. Se il crac del secolo ha origine negli Stati Uniti, la finanza globalizzata distribuisce i suoi effetti ai quattro angoli del mondo e perciò, anche se la maggior parte delle conseguenze dovrebbe riguardare investitori Usa, si parla già di perdite pari al 5% degli attivi dei fondi europei che investono in fondi hedge.

Ieri si è appreso che i clienti di Optimal, l'hedge fund della banca spagnola Santander, secondo gruppo bancario europeo, sono esposti per 2,33 miliardi. Mentre Bnp Paribas potrebbe perdere fino a 230 milioni.

Per quanto riguarda l'Italia, cifre ufficiali non ce ne sono, ma le voci che circolano tra i gestori ipotizzano un possibile buco da tre miliardi di euro. Va detto che a sottoscrivere fondi hedge sono società o investitori privati con grandi patrimoni (il versamento minimo è 500 mila euro). Tra gli investitori italiani è per esempio possibile che a subire perdite siano stati quanti hanno acquistato, tramite la società londinese Fim, gestita da Federico Ceretti e Carlo Grosso, quote del fondo Kingate global, un hedge da 2,8 miliardi di dollari che, secondo quanto riporta l'agenzia d'informazioni Bloomberg, è investito in attività di Madoff.

È però probabile che a restare invischiato in Italia sia anche qualche fondo di fondi hedge (cioè fondi comuni che investono a loro volta in fondi comuni hedge), strumenti la cui soglia minima di sottoscrizione è di 50 mila euro. L'autorità di vigilanza (Consob) ha fatto sapere ieri di aver avviato una serie di accertamenti per valutare l'impatto del crac Madoff sul sistema finanziario italiano. Secondo quanto si apprende, già ieri sono partite le prime richieste di informazioni per costruire una mappatura dei rischi per l'Italia e gli accertamenti proseguiranno nei prossimi giorni.

Tra le società attive in questo comparto c'è la Pioneer Investments, del gruppo Unicredit. La Pioneer Alternative Investments, con sede a Dublino, che al 30 giugno scorso gestiva circa 6 miliardi in fondi hedge e fondi di fondi hedge, ha un fondo, il Primeo Select, investito quasi totalmente in attività gestite da Madoff. La società ha assicurato però che il rischio per i sottoscrittori privati italiani è pari a zero. Coinvolta, per via indiretta, è anche la Aletti Gestielle Alternative, società che fa capo al Banco Popolare.

Aletti Gestielle Alternative è infatti partner della Union Bancaire Privée, una delle banche private svizzere più esposte verso i fondi di Madoff (circa un miliardo di euro). La società italiana ha affermato che l'impatto nei prodotti distribuiti ai risparmiatori italiani è minimo, non specificando però l'entità del problema. Proprio in Svizzera sembra che si registri la maggior esposizione nei confronti di Madoff, oltre 5 miliardi distribuiti nelle gestioni più speculative delle banche private. Per ora l'ad di Bsi ha fatto sapere alla stampa che Thalia, la società di Bsi e Generali attiva nei fondi di fondi hedge non ha alcun investimento nei fondi di Madoff.

Il maggior rischio che accompagna il crac dell'ex direttore del Nasdaq è però quello di un'ulteriore fuga dagli investimenti, sull'onda della sfiducia. Da inizio anno i fondi comuni italiani hanno registrato 131,136 miliardi di richieste di rimborso, cifra che ha contribuito alla pessima performance di Borsa.