Truffa alla madre 50mila euro fingendo di esser stata rapita

Cartomante, vittima dell’eroina, prosciuga il conto in banca dell’anziana mamma che, alla fine, non la denuncia neanch

Paola Fucilieri

La madre, una pensionata vedova di 74 anni, in un primo tempo ha rifiutato di crederci. Quindi, dopo aver pianto tutte le sue lacrime di amarezza, ha rifiutato categoricamente di sporgere denuncia ai carabinieri del nucleo operativo che avevano scoperto la triste trama imbastita ai danni della poveretta dall’unica figlia. Preferendo stringere i denti e tirare dritto: ormai priva di alcun mezzo di sostentamento (il suo conto in banca grida vendetta) e di ogni illusione, nemmeno la più comune, l’anziana continua a vivere nello stabile di via Lepetit dove, in un altro appartamento e insieme all’amica del cuore Lucia, abita anche la sola ma cospicua fonte dei suoi guai: la quarantaduenne Liliana. Una disgraziata, meglio conosciuta in certi ambienti come «Asia: esperta in cartomanzia, magia bianca e pranoterapia». Così recita il suo serioso biglietto da visita bianco con una rosa rossa in alto a sinistra. In realtà i suoi presunti poteri l’hanno aiutata ben poco. Non impedendole di diventare in poco tempo schiava dell’eroina e d’inventare insieme a quell’altra «bella testa» di Lucia - che avrà anche due anni più di lei, ma evidentemente ancor meno giudizio - un falso rapimento. Vittima: lei stessa, Asia la cartomante. Che è riuscita a far credere all’anziana madre di essere stata sequestrata da una banda di pericolosi albanesi solo per prosciugarle il conto in banca, 50mila euro. Denunciata per truffa dai carabinieri, ma tuttora a piede libero insieme all’amica perché la madre non se l’è sentita di denunciarla.
Tutto inizia qualche mese fa quando Liliana corre da mamma. «Ho in ballo una contraversia con l’ufficio delle entrate - le dice - e per far valere le mie ragioni e ottenere il rimborso ho dovuto assumere un’avvocatessa. È la migliore, sai? Vinceremo. Si chiama Rosa Lince. Ma è cara, carissima. Mamma, aiutami!».
Si sa: i figli sò piezze e ccòre. E dopo un primo prelievo di 12mila euro (l’acconto dell’avvocato Lince), la vedova si trova a passare molto tempo in fila in banca. E in un mese, con otto prelievi che vanno da un minimo di 1.400 euro a un massimo di 10mila, fa fuori tutti i risparmi.
Sì, perché, nel frattempo sua figlia è stata rapita. O, almeno, questo è quanto le racconta un tizio straniero, con vago accento albanese, chiamandola una sera a casa. «Se vuole rivedere viva Liliana si sbrighi a mandarci 350mila euro. Abbiamo con noi anche la sua avvocatessa». E durante la telefonata demenziale, nella quale il presunto albanese assicura di aver violentato la Lince, la stessa avvocatessa viene fatta parlare al telefono con la vecchia.
«È solo perché sono il legale di sua figlia, perché l’ho voluta aiutare che sono stata stuprata - si lamenta la seria professionista -. Quindi faccia presto: consegni il denaro chiesto dai rapitori all’amica di sua figlia, Lucia. Ci penserà lei a tenere i contatti con questa gente». E mentre il bandito le raccomanda di non avvertire le forze dell’ordine se non vuole fare lei stessa una brutta fine (le fa credere di averle messo il telefono sotto controllo) la nonnina, tra le lacrime, gli confessa che 350mila euro non li ha mai visti.
Così, dopo una serie di lettere e telefonate minacciose, l’albanese, con il passare dei giorni, le fa capire di essere disposto ad «accontentarsi» di 80mila euro: 40mila subito e l’altra metà a liberazione avvenuta.
Ma i colpi di scena non finiscono qui: Liliana, piangendo, richiama la madre e le confessa che ci sarebbe uno dei rapinatori disposto a dissociarsi dalla banda e a liberarla. «Ma vuole 10mila euro» dice la figlia con tono disperato.
Alla banca, però, quando l’anziana ritira gli ultimi 3mila e 500 euro (la mattina ne aveva già presi altri 1.500, prontamente consegnati alla fida Lucia, ma Liliana, al telefono, piangendo, dice alla madre che i soldi non bastano e che l’albanese la vuole ammazzare), s’insospettiscono e avvertono i carabinieri. Il blitz scatta proprio in via Lepetit, a casa di Liliana. Dove la «rapita» - che gode di ottima salute - è sempre stata lì, con l’amica Lucia. I militari riescono a recuperare solo gli ultimi 5mila euro prelevati in giornata. Insieme a tanti scontrini di acquisti in negozi d’abbigliamento e in profumerie, un po’ di eroina, siringhe e qualche cellulare. L’albanese? «Probabilmente uno spacciatore, prestatosi al gioco per riavere il suo denaro» sostengono i carabinieri.