Truffa milionaria all’Inps: sette persone in manette

Sottraevano mandati di pagamento al circuito postale, si procuravano i dati personali del beneficiario, sostituivano la foto sul documento e riscuotevano la somma all’ufficio postale. Agivano così, con la complicità di un dipendente dell’Inps, le sette persone, tutti pregiudicati, arrestate ieri dalla polizia postale capitolina. Ma secondo il pm della procura di Napoli, Aldo Ingangi, complessivamente sono una decina le persone coinvolte nell’indagine: «Il funzionario Inps, sei cambiatori di cui una donna, due identificati senza restrizione cautelare e uno su cui si sta ancora lavorando. Gli altri, per ora, sono volti senza nome».
Sono stati i due dirigenti di compartimento della polizia postale del Lazio, Diego Guso e Maurizio Masciopinto, a spiegare il modus operandi dei cambiatori: dopo essersi procacciati i mandati di pagamento in originale sottraendoli al circuito postale nel lasso di tempo tra la spedizione e il recapito, con la complicità del funzionario dell’Inps di Napoli, si procuravano i dati personali dei beneficiari e predisponevano documenti di identità falsi con la loro foto originale.
Così ieri mattina sono scattate le manette per 7 persone, tutte napoletane. Questi, dal 2005 riscuotevano bonifici Inps in tutta Italia, falsificando i documenti. Si tratta dei cambiatori Vittorio Giorgio, Donata D’Anna, Pasquale Zevolini, Mario Ciambelli, Domenico Verde e Vincenzo Russo e di un dipendente Inps della sede di Napoli, Giovanni Manna: la talpa dell’organizzazione, che accedeva ai dati degli intestatari dei bonifici e li trasmetteva ai «cambiatori». «Dal 2005 sono stati sottratti almeno 110mila euro accertati con questo sistema - ha spiegato il sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Napoli, Aldo Ingangi.
Le indagini sono partite nel 2005 dalla denuncia di un gruppo di cittadini di Latina che non riceveva i bonifici dell’Istituto di previdenza. L’attività investigativa è durata per oltre un anno ed è stata condotta dal Compartimento della polizia delle Comunicazione di Roma e dalla Sezione di Latina, sotto la direzione del sostituto procuratore Aldo Ingangi.
La truffa si snodava in tre fasi: prima procacciavano i mandati di pagamento originali (sottraendoli dal circuito postale subito dopo la loro spedizione e prima del loro recapito ai legittimi beneficiari), poi la talpa risaliva ai dati personali del beneficiario del titolo, infine si falsificavano i documenti. Solo al termine dell’operazione avveniva l’incasso fraudolento presso gli sportelli di postali di tutta Italia. Alle indagini, che si sono avvalse anche di intercettazioni telefoniche, ha collaborato l’Inps. Il rappresentante dell’ ispettorato centrale, Silvio Salvio, ha spiegato che «dal 2006 è stata imposta la localizzazione, l’obbligo di andare a riscuotere le prestazioni a sostegno del reddito, il sussidio di disoccupazione o le pensioni solo presso uffici postali prestabiliti». Questo ha limitato la possibilità di truffe.