Truffa, omicidi, lesioni: 14 arresti in clinica

La guardia di finanza ha fermato 13 medici e il titolare della clinica Santa Rita, a Milano. I provvedimenti nell'inchiesta sulle cartelle gonfiate, iniziata nel 2007, riguarda 2,5 milioni di euro "sotratti" al servizio sanitario nazionale: 90 epidosi di lesioni, cinque omicidi volontari. In carcere il primario di Chirurgia toracica

Milano - C’è anche l’omicidio aggravato dalla crudeltà tra le accuse contestate a un paio di medici nell’ambito dell’inchiesta sui presunti rimborsi gonfiati alla clinica Santa Rita. Sono complessivamente 14 le ordinanze d’arresto nell’ambito dell’inchiesta su preseunte truffe alla sistema sanitario nazionale che coinvolge la clinica Santa Rita di Milano: due in carcere. Gli arrestati sono 13 medici tra cui l’ex direttore sanitario della clinica milanese e il rappresentante legale nonchè titolare della struttura sanitaria. Agli indagati vengono contesti 90 episodi di lesioni gravi e gravissime e cinque omicidi volontari per interventi operatori inutili e dannosi nei confronti di pazienti che non sarebbero stati messi al corrente dei rischi che correvano. Lo scopo, quello di ottenere rimborsi dal servizio sanitario, non dovuti, secondo l’inchiesta, per circa 2,5 milioni di euro. A vario titolo le altre accuse vanno dalle lesioni gravissime alla truffa ai danni del servizio sanitario nazionale fino al falso.

Gli arresti La guardia di finanza ha eseguito questa mattina una serie di arresti tra medici ed ex dirigenti di una casa di cura milanese. Le ordinanze di custodia cautelare, delle quali due in carcere e molte ai domiciliari, sono state firmate dal gip Micaela Curami su richiesta dei pm Grazia Pradella e Tiziana Siciliano (nella foto), titolari delle inchieste sul nuovo scandalo milanese che riguarda presunti rimborsi gonfiati. Gli arresti in corso riguardano medici e personale dirigente della casa di cura Santa Rita, struttura privata, ma convenzionata con il servizio sanitario nazionale. L’inchiesta che riguarda la clinica di via Jommelli è cominciata nella primavera del 2007. Le fiamme gialle avevano sequestrato migliaia di cartelle cliniche su richiesta dei pm, ritenute non veritiere o comunque alterate in modo tale da permettere rimborsi maggiori rispetto a quelli dovuti. Inoltre nel reparto di Chirurgica toracica sono stati effettuati interventi definiti "dannosi, inutili, avventati e inspiegabili" nei confronti di ignari pazienti. Interventi che hanno portato a contestare in cinque casi l’omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e circa 90 casi di lesioni gravi o gravissime.

In carcere È il primario della Chirurgia toracica della clinca Santa Rita, il dottor Pierpaolo Brega Massone, una delle due persone destinatarie dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’inchiesta della procura di Milano sui rimborsi gonfiati nella struttura sanitaria milanese. L’altra persona per il quale il gip Micaela Curami ha disposto il carcere è uno dei più stretti collaboratori del primario, il dottor Pietro Fabio Presicci. Operazioni gravi, di asportazione di tessuti e polmoni, in alcuni casi con esito letale, per far lievitare lo stipendio base di 1.700 euro fino a 27-28mila euro. Sarebbe questo il movente dei reati contestati al primario Brega Massone, finito a San Vittore insieme a uno dei suoi vice, Presicci. Ai domiciliari anche il terzo membro dell’équipe chirurgica, Marco Pansera. Si tratta dei tre medici che insieme, in base alle accuse, hanno operato 93 pazienti anche quando non era necessario, in cinque casi accertati provocandone la morte. Gli altri hanno riportato gravi menomazioni, con parti di polmone, sterno o pleura asportati per patologie che si potevano guarire con la semplice assunzione di antibiotici, come la tubercolosi. I tre medici operavano tutti insieme. A volte hanno disposto sullo stesso paziente fino a tre operazioni. Il tutto per far lievitare i rimborsi da parte dello Stato alla clinica convenzionata e soprattutto il proprio stipendio. Perché la clinica concedeva una percentuale ai medici che ottenevano i rimborsi e raggiungevano il budget del reparto, secondo quanto emerso dai contratti e dalle intercettazioni telefoniche analizzate dai finanzieri. Ai domiciliari è finito anche Francesco Paolo Pipitone il proprietario della clinica Santa Rita. Amministratore delegato e rappresentante legale della casa di cura, risponde solo dell’accusa di truffa al sistema sanitario nazionale.

La clinica Anche la clinica Santa Rita in qualità di ente giuridico è indagata in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti nell’inchiesta dei pm Grazia Pradella e Tiziana Siciliano che questa mattina ha portato a 14 arresti di cui 2 in carcere e 12 ai domiciliari. La clinica, attraverso l’alterazione delle cartelle cliniche e dei codici di rimborso (Prg), ha ottenuto dal servizio sanitario nazionale un indebito rimborso finora accertato di circa 2,5 milioni di euro, somma equivalente che questa mattina è stata sequestrata dai militari della guardia di finanza. Ci sono anche 10 casi di tubercolosi curata con l’asportazione dei polmoni. E una quindicina di donne tra i 18 e i 92 anni a cui è stato asportata tutta la mammella, quando in realtà bastava una piccola biopsia per eliminare il nodulo o anche una semplice ciste benigna. Tra gli omicidi contestati, c’è il caso di un paziente a cui durante un’operazione al polmone hanno reciso per errore l’aorta. L’accusa però non è quella di omicidio colposo, anche perché nel verbale dell’intervento non hanno menzionato quanto accaduto, ma si sono limitati a scrivere che il paziente non ha retto l’operazione a causa del fisico già debilitato. Tra i pazienti deceduti, inoltre, c’è anche una 92enne operata tre volte in anestesia totale in sette mesi. Questi alcuni dei casi che hanno portato alle accuse, tra le altre, di lesioni gravissime e omicidio volontario aggravato. Complessivamente sono circa 4mila le cartelle sequestrate.

Tutti i fermati Sono in tutto 14 le persone arrestate questa mattina dai militari del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Milano nell’ambito dell’ultima inchiesta-scandalo avviata della procura sulla sanità. Oltre ai due indagati finiti in carcere: Brega Massone, responsabile dell’unità operativa di chirurgia toracica e Presicci, componente dell’equipe di chirurgia toracica, agli arresti domiciliari sono finiti in dodici. Paolo Francesco Pipitone, socio unico e legale rappresentante della casa di cura, Sampietro Maurizio, direttore sanitario fino al maggio 2007, Renato Scarponi, capo equipe dell’unità operativa di Ortopedia, Merlano Gianluca, vice direttore sanitario dal 2 novembre 2005 fino al maggio 2007, Mario Baldini e Paolo Regolo, entrambi responsabili d’equipe dell’unità operativa di Neurochirurgia. Arresti domiciliari anche per Maria Pia Pedesini, responsabile d’equipe dell’unità operativa di Urologia, Augusto Vercesi, responsabile dell’unità operativa di Urologia, Giuseppe Sala, a capo dell’unità operativa di Anestesia, Giorgio Raponi, responsabile d’equipe di Otorinolaringoiatria e la sua assistente Eleonora Bassanino. Infine Marco Pansera, componente dell’equipe di chirurgia toracica.