Truffa alla Regione, consigliere di Forza Italia agli arresti domiciliari

Avrebbe gonfiato le fatture per i lavori al lido di Menaggio L’avvocato: «Misura paradossale»

Una fattura da poco più di 30mila euro, «gonfiata» a 880mila. Un’altra da 119mila, ritoccata fino quasi a sfiorare il milione. In totale, costi dichiarati pari a oltre 5 milioni di euro per la ristrutturazione del lido di Menaggio, sul lago di Como, che per la gran parte non sarebbero mai stati sostenuti. Una presunta truffa che avrebbe avuto tra i propri «registi» Gianluca Rinaldin, consigliere regionale di Forza italia, arrestato ieri dai militari del Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza con l’accusa di truffa aggravata e falso in atto pubblico ai danni della Regione Lombardia, di corruzione e finanziamenti irregolari in campagna elettorale.
L’inchiesta - coordinata dal pm Francesco Prete - era nata circa un anno fa da una presunta truffa dell’Associazione coordinamento turistico del lago di Como ai danni del Pirellone. Da subito, era emersa la figura di Rinaldin. A chiamare in causa il consigliere - ora ai domiciliari - è uno degli indagati, nel corso di un interrogatorio davanti al pm. «Rinaldin - è la tesi - sul piano politico aveva bisogno, per ragioni di immagine, che l’operazione andasse in porto; sul piano personale ha ritenuto di fare un investimento in vista di un ritorno economico». Perché, secondo gli inquirenti, Rinaldin era socio occulto di una società privata, la «Lago di Como Srl», che a lavori terminati avrebbe gestito il lido, mentre - sul versante politico - il consigliere avrebbe diviso le tangenti con Giorgio Bin, ex assessore al Turismo della Provincia di Como già raggiunto nei mesi scorsi da un ordine di arresto, utilizzando poi circa 66mila euro per comprare tessere del partito di Forza Italia, e ricevendo 100mila euro per la propria campagna elettorale da due degli indagati. Una prassi che sembrerebbe consolidata. «Rinaldin - scrive infatti il gip Andrea Ghinetti nell’ordinanza di custodia cautelare - era solito ricevere tangenti in percentuali fisse e consistenti», sotto forma di «illecite contribuzioni più o meno mascherate contabilmente, per conseguire vantaggi economici e politici personali».
«È un arresto paradossale», commenta il legale del consigliere, l’avvocato Luca Lauri. Paradossale «per la tempistica, visto che l’inchiesta è in via di chiusura e vista la gogna mediatica alla quale il mio assistito è stato sottoposto dalla stampa locale che da mesi si stupiva del fatto che l’autorità giudiziaria non lo arrestasse».