Truffa alla Sanità: indagati nipote e cognato dell’urologo Austoni

La Procura li accusa di aver gonfiato i rimborsi

«Pratiche del genere non capitavano solo da noi. So che accadevano anche alla San Giuseppe». Così, due mesi fa, raccontava ai magistrati uno degli arrestati nell’inchiesta sui presunti rimborsi gonfiati alla «Casa di cura San Carlo». E alla San Giuseppe, la Procura è arrivata. Nel registro degli indagati finiscono i nomi di Elisabetta Brunello, amministratore unico della clinica di via San Vittore, Vito Corrao, direttore sanitario, Federico Varoli, primario del reparto di Chirurgia generale, Francesco e Riccardo Donatelli (rispettivamente direttore scientifico e rappresentante legale, nonché cognato e nipote di Edoardo Austoni, l’urologo arrestato con l’accusa di concussione), Elio Marmondi, ex direttore sanitario, e Sergio Schiavon, frate della Confraternita dei Fatebenefratelli e rappresentante legale dell’ospedale fino al luglio 2006. Le accuse: falso in atto pubblico, truffa alla Regione e al Sistema sanitario nazionale.
Gli agenti della Squadra mobile hanno perquisito il reparto di Chiurgia generale della clinica, sequestrando le cartelle dei pazienti ricoverati dal 2003 al 2006, e diverso materiale informatico. L’ipotesi dei pm Grazia Pradella e Tiziana Siciliano, dunque, è che alla San Giuseppe si siano verificate delleirregolarità nella compilazione dei Drg (diagnosis related groups), le schede di dismissione ospedaliera in base alle quali le strutture sanitarie convenzionate con la Regione ottengono i rimborsi dall’Asl. In altre parole, gli indagati avrebbero gonfiato i costi degli interventi, facendo figurare i ricoveri in day ospital come lungodegenze e lavori di pochi minuti per complicate operazioni. Una «tecnica» per far lievitare i risarcimenti regionali.
Dopo l’arresto di Austoni, dunque, la San Giuseppe torna nella bufera. Vicende non strettamente correlate, ma - sospettano gli investigatori - l’arresto del primario potrebbe aver «allertato» i vertici della clinica ora sotto inchiesta, e costretto la Procura a stringere i tempi delle indagini. Anche perché al legame di parentela tra i Donatelli e l’urologo si sovrappongono gli interessi di natura economica. I Donatelli, padre e figlio, sono infatti consiglieri di amministrazione della «MilanoCuore spa» (attuale titolare con una quota di maggiornaza dell’attività svolta nella San Giuseppe), e controllata da una fiduciaria e dallo stesso Riccardo Donatelli (quest’ultimo con una piccola quota), mentre Schiavon, intestatario dell’azienda fino alla cessione nel 2006 proprio alla MilanoCuore, è tutt’ora proprietario delle mura. Proprio Francesco Donatelli, in serata, precisa che il passaggio della gestione dell’Ospedale alla «MilanoCuore» è avvenuto solo «il primo agosto 2006. Nell’ospedale siamo appena entrati. La nuova gestione ha già messo in atto tutti gli organismi di controllo, per evitare che si compiano i reati su cui indaga la magistratura». E gli episodi contestati dalla Procura sarebbero «errori non dovuti a una volontà dolosa», ma a «un software gestionale che dev’essere aggiornato».