Truffati anche i ragazzi disabili: «Poi dicono che stanno coi deboli»

L’allievo Giuseppe racconta: «Avremmo dovuto prendere 2,5 euro l’ora, non abbiamo visto neanche un centesimo»

dal nostro inviato a Pescara

Si sono attaccati anche ai rimborsi per disabili e a quelli dei disoccupati. E poi dicono che i sindacati sono dalla parte dei meno fortunati, bah...». È evidente l’amarezza di Gaetano D’Orazio, docente e socio di una cooperativa sociale incaricata di portare avanti un corso di formazione per persone svantaggiate, uno dei tanti corsi s’è perso misteriosamente per strada. «Tutte le mattine, per due anni, il sottoscritto e molti altri insegnanti si sono dannati l’anima per aiutare persone con problemi seri. Abbiamo insegnato loro un mestiere cercando di avviarli al mondo del lavoro». Corsi di falegnameria, di musica e informatica. «Per questi ragazzi, specie i disabili, solo la partecipazione al corso rappresentava un successo e una speranza oltreché un’opportunità di riscatto - continua D’Orazio -. E anche il fatto di poter guadagnare, alla fine, qualche euro come rimborso, per loro era significativo. E invece...». Niente.
«Quando abbiamo visto che noi docenti non percepivamo il dovuto nonostante avessimo portato a termine il progetto e che anche ai ragazzi era stato negato il piccolo rimborso, abbiamo iniziato a protestare vivacemente. L’imbarazzo - continua il docente - era palese all’interno dello Ial-Cisl, così, meschinamente, per metterci una toppa e prendere tempo hanno rimborsato solo una minima parte agli handicappati, mentre ai tantissimi docenti che dovevano percepire ognuno una media di 15-20mila euro a testa, hanno voltato le spalle. Ecco perché abbiamo denunciato lo Ial-Cisl». Patricia, altra insegnante: «Dovevate vederli quei ragazzi disabili, li hanno presi in giro: non solo non gli hanno dato i soldi, ma lo Ial-Cisl non ha rilasciato loro nemmeno l’attestato di frequenza!».
Fra i primi a denunciare il grande bluff sindacale è stato Giuseppe M., uno dei 20 corsisti che s’era affidato al sindacato per cercare di trovare una soluzione al problema del lavoro. Partecipò a un corso di formazione per disoccupati, finanziato, per intero, dalla Regione e gestito dallo Ial. Ma fu una beffa, inaspettata, inimmaginabile. Il suo racconto è finito nelle carte degli inquirenti. «Tra le clausole del corso su “Microricettività e nuova imprenditorialità per turismi alternativi emergenti” - racconta - ve n’era una che prevedeva il percepimento di una sorta di rimborso spese pari a due euro e mezzo l’ora, per quattro ore a settimana. Passavano i giorni e dallo Ial ci dicevano di pazientare. Così è passato un anno, e nessuno di noi ha percepito nemmeno il corrispettivo di una sola ora delle tantissime svolte». Un compagno di corso rincara la dose: «Non pensavamo che dietro potesse esserci una truffa di tale portata. Eravamo fiduciosi nel sindacato e certi che non ci avrebbe preso in giro. E invece, col trascorrere del tempo...» è arrivata la fregatura
Fra le vecchie denunce destinate a tornare di moda con l’inchiesta della Procura di Pescara, quella sottoscritta da alcuni professori che avevano sfidato pubblicamente lo Ial-Cisl su tre corsi di formazione. Uno in particolare avrebbe catturato l’attenzione delle Fiamme gialle: quello per parrucchiera ed estetista (la dizione giusta è operatore di cure estetiche) della durata di due anni ma finito con sei mesi d’anticipo con buona pace per aspiranti coiffeur che non hanno potuto incassare l’abilitazione necessaria a svolgere la professione. Oltre a insegnanti e studenti, lo Ial-Cisl avrebbe fatto danni anche tra i suoi dipendenti. A denunciare lo sfascio, un funzionario sindacale, messo alla porta insieme con altri colleghi: «La situazione è pesantissima, anche perché secondo i nostri calcoli le vittime del crack sarebbero migliaia».
A far muovere le acque, le segnalazioni inviate a un quotidiano on line locale e alla trasmissione Lo dico al tgr del tg abruzzese. Questa la mail che ha dato il là allo scandalo: «Assieme a diversi colleghi siamo stati truffati dallo Ial-Abruzzo, l’ente della Cisl. È paradossale pensare che un sindacato possa truffare i lavoratori, in quanto per definizione dovrebbe proteggerli. Siamo stati convocati per svolgere delle lezioni ma da tre anni non abbiamo visto compensi. La situazione è precipitata quando si è saputo che certe alte cariche hanno ritenuto opportuno incrementare il loro personale conto bancario. Sappiamo che il denaro viene usato per le campagne elettorali di (...)».