Ma per il truffatore la scommessa è un alibi

Il tribunale di Torino gli ha riconosciuto uno sconto di pena

Giovanni Falconieri

da Torino

C’è voluta una perizia psichiatrica per riuscire a capire che dietro le numerose truffe architettate da un trentaduenne torinese ai danni di ignari cittadini si nascondeva in realtà un grave e raro disturbo di personalità: il gap, ossia il gioco d’azzardo patologico. Un vizio divenuto malattia, un comportamento deviato che ha incoraggiato il trentaduenne a raggirare uomini e donne pur di riuscire a racimolare il denaro necessario per continuare a giocare, e poi obbligato un tribunale, per la prima volta in Italia, a riconoscere il gioco d’azzardo come malattia mentale e a garantire al condannato una congrua riduzione della pena.
La storica sentenza, prima del genere in Italia, è stata pronunciata un paio di giorni fa a Torino, dove il giudice Silvia Salvadori ha inflitto 2 anni e 6 mesi di reclusione a Francesco Perri per un episodio di truffa in Internet, con lo sconto di un terzo della pena a causa del suo accertato vizio mentale. La sentenza è figlia delle conclusioni alle quali era giunta una perizia psichiatrica disposta dal giudice ed eseguita sul trentaduenne imputato dalla professoressa Bruna Faggiani: «L’imputato – è possibile leggere nella consulenza medica - è seminfermo di mente e soffre di un disturbo di personalità inquadrabile come gioco d’azzardo patologico. Il gap è un disturbo del comportamento che spinge il soggetto ad aumentare la frequenza delle giocate, il tempo passato a giocare, la somma spesa nel tentativo di recuperare le perdite, portandolo a investire più delle proprie possibilità economiche e a trascurare i normali impegni della vita per dedicarsi al gioco». Motivazioni che hanno convinto il giudice torinese a riconoscere la malattia dell’imputato e a optare per un forte sconto di pena al momento della lettura del dispositivo.
L’episodio affrontato in aula riguarda una truffa on-line e a luci rosse. La vittima è un ventunenne studente romano, intercettato sul Web dall’imputato durante una conversazione avvenuta in una chat-room privata di una nota comunità di Internet. Francesco Perri ha finto di essere una avvenente venticinquenne in cerca di esperienze particolari e ha chiesto al ventunenne romano di inviare via mail alcune sue foto in posizioni osè. «Mi piacerebbe vederti nudo – ha scritto a un certo punto Perri al proprio interlocutore -, vorrei conoscerti e scoprire chi sei». Il giovane romano è caduto in trappola e ha trasmesso un paio di foto, in una delle due c’era un primo piano delle proprie parti intime. A quel punto la conversazione si è interrotta. E il truffatore on-line si è fatto vivo solo qualche giorno più tardi.
Ma questa volta ha cambiato identità. Si è messo in contatto con il giovane romano e in poche righe gli ha spiegato di essere il fidanzato della ragazza che lui aveva conosciuto in chat, quindi lo ha minacciato di divulgare le foto osè da lui ricevute. «Ma non lo sai che rappresenta un reato la diffusione in Internet di materiale pornografico? Potrei denunciarti e poi raccontare tutto ai tuoi genitori. Ma se per te va bene, potremmo sempre trovare un accordo». È a quel punto che è partita la richiesta di denaro: il giovane romano ha pagato fino a quindicimila euro, poi, dopo aver sperperato tutti i propri risparmi, ha riferito ai genitori quanto accaduto. Le indagini della polizia postale hanno fatto il resto e assicurato il truffatore alla giustizia.
Anche se non sono poi mancate le sorprese. Si è infatti scoperto che l’inganno ai danni del giovane studente romano rappresentava soltanto l’ultima di una lunga serie di truffe messe a segno dall’imputato. Sono decine gli episodi registrati dalle forze dell’ordine nel corso degli ultimi anni. Perri ha via via vestito i panni di avvocato, di regista e attore di film hard, di impresario. E variano ogni volta le cifre di denaro sottratte alle proprie inconsapevoli vittime: 1.250 euro, poi 1.400, quindi 2.500 euro. E in un’occasione ha pure tentato di circonvenire un’anziana vicina di casa, provando a sottrarle 40mila euro. Ma gli è andata male.