Truffe ad anziani Incastrato dalle telecamere Ecopass

(...) l’ha pagato, non vorrà che lo denunci...».
E la mamma o il papà, spaventati dall’idea di vedere il figlio sul libro dei protesti, andavano a casa, raccoglievano i risparmi - a volte poche decine di euro, a volte migliaia - e pagavano. Se non avevano contanti nella credenza, Diana li accompagnava al bancomat.
«Truffatore seriale»: così lo definisce il giudice Guido Salvini, nell’ordine di cattura emesso su richiesta della Procura. D’altronde quando le denunce delle vittime avevano iniziato ad accumularsi negli uffici della polizia giudiziaria, gli investigatori avevano capito in fretta di trovarsi di fronte ad una stessa mano. Troppo uguale il modus operandi, che denotava una accurata attività di indagine preventiva.
Diana non abbordava le sue vittime a casaccio. Le individuava, indagava su di loro, scopriva come si chiamavano i loro figli, che mestiere facevano. Poi scattava la trappola. Le bloccava, faceva finta di telefonare al figlio per farsi confermare l’esistenza del debito.
A volte, se la vittima gli sembrava abbastanza sconvolta da cascarci, le passava persino il telefonino: credevano di parlare con il proprio figlio, invece dall’altra parte c’era un complice del disgraziato.
1927, 1934, 1931, 1932, 1928: gli anni di nascita delle vittime raccontano bene con quale criterio venissero scelte. Eppure Diana, alla fine, li ha sottovalutati. Perché una di loro, la signora Antonia, classe 1927, c’è cascata, e gli ha consegnato più di tremila euro in contanti. Però poi qualcosa l’ha messa in sospetto e ha preso nota del numero di targa. Da quella i poliziotti sono risaliti ad una società di noleggio, poi ad una donna: la moglie di Diana. Le telecamere dell’Ecopass hanno fatto il resto.
Adesso l’imbroglione è in galera. Ma il giudice Guido Salvini, nell’ordine di custodia, denuncia: gli autori di queste truffe, benché si tratti «di reati particolarmente odiosi», sono trattati dalla legge con troppa indulgenza. «In mancanza degli adeguamenti normativi più volte prospettati ma non ancora realizzati, ed in particolare l'introduzione di una specifica ipotesi di truffa aggravata in danno di soggetti deboli quali anziani o minori, le pene attualmente previste sono decisamente poco elevate e poco deterrenti». Rischiano troppo poco, insomma, perché gli passi la voglia di fregare gli anziani.