Truffe on-line: con un click sparisce il conto bancario

Con e-mail accattivanti «hacker» diabolici carpiscono soldi e dati personali

In poco più di una settimana dall’attivazione del numero telefonico 06.67106341 riservato alla denuncia di frodi virtuali - i cui effetti sono, però, ben concreti - l’Ufficio capitolino per la Tutela dei Consumatori e degli Utenti ha ricevuto oltre 1.500 telefonate, con una media di quindici chiamate al giorno. Al primo posto nella graduatoria delle «nuove» truffe sono le false lauree, che costituiscono il 23 per cento dei casi. Le vittime sono giovani, desiderosi di titoli di studio aggiuntivi - il più recente è il caso di una ragazza che, già laureata, ha acquistato un master, credendo fosse un corso e vedendosi, invece, recapitare il diploma - ma anche utenti di mezz’età, interessati ad avere una laurea per arricchire il proprio curriculum vitae e, magari, raggiungere l’agognata promozione. Le università sono molte e diverse - ad oggi, ne sono state individuate 637 - e diversi sono i prezzi dei «titoli». Funziona così. Sul proprio pc, l’utente riceve un’e-mail che sottolinea l’importanza di possedere un titolo di studio per fare carriera. Il messaggio rimanda al sito di un ateneo straniero, il cui nome si differenza di poco da quelli legalmente riconosciuti, spesso molto noti. La laurea ottenuta - a caro prezzo - è un pezzo di carta senza valore. Molte truffe - il 22 per cento - sono collegate al boom delle aste on line. È facile rimanere vittima di raggiri su quadri, oggetti d’arte o tecnologici, libri rari e pezzi da collezione. Seguono, poi, in ordine: le false lotterie, nel 18 per cento dei casi, i furti d’identità, nell’11 per cento, le eredità inesistenti nel 9 per cento delle denunce, gli investimenti a piramide e le carte di credito clonate rispettivamente nel 5 per cento e nel 4 per cento dei casi. Le truffe più recenti sono false offerte di lavoro. All’utente viene offerto, tramite e-mail, un finto incarico lavorativo, pagato a commissione, da versare, ovviamente, sul conto. Perché il contratto sia valido, basta inviare i propri dati e i riferimenti bancari. Lo stesso sistema viene usato per i furti d’identità. Recentemente è stata individuata la manovra messa in atto da alcuni siti coreani, che, usando illecitamente l’immagine di veri siti bancari, riuscivano a farsi inviare login e password dei conti virtuali e trasferirne, così, all’insaputa dei proprietari, l’intero ammontare su altri conti irrintracciabili. Come difendersi? «Truffando» gli stessi hacker. «Digitando account e codici di accesso finti - spiega l’avvocato Sergio Scicchitano, delegato del Sindaco per la Tutela dei Consumatori e degli Utenti - gli hacker saranno sommersi di codici errati e perderanno tempo nel tentativo di sottrarre soldi da account inesistenti aumentando così il rischio di essere identificati dalle autorità».